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Di Arianna Adamo | 07.11.2012 11:51 CET

Beppe Grillo ha revocato uno dei pilastri del Movimento 5 Stelle: ha proibito ai consiglieri di rimettere il proprio mandato alle assemblee semestrali. Era una delle novità inserite nel programma del Movimento. Una valutazione dal basso delle attività politiche, portata avanti con un confronto faccia faccia con il cittadino: una vera e propria democrazia diretta con le dimissioni in bianco, due volte all’anno, davanti ad attivisti che avevano la facoltà di licenziare o di rinnovare la fiducia all’eletto.

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Ora Grillo ha cambiato idea. Una scelta che contribuirà a determinare, in Emilia Romagna, le sorti dello scontro tra le due fazioni del Movimento, i fedelissimi e gli eretici. Il 14 novembre è la data nella quale ci sarà la resa dei conti finale all'interno del Movimento. Massimo Bugani punta a farla slittare: “Andrò avanti con il mio lavoro, ma se verrà a mancare la fiducia non ho nessun problema a fare un passo indietro”. Un passo indietro che appare solo un' ipotesi illusoria viste le nuove disposizioni predisposte da Grillo. Le richieste di dimissioni non ci sono solo per Bugani, ma anche per Federica Salsi e Marco Piazza.

Qualche giorno fa, infatti, la fiducia verso Federica Salsi, da parte dei consiglieri comunali del Movimento 5 stelle a Bologna, Massimo Bugani e Marco Piazza, aveva visto il suo segnale definitivo con i due che si erano alzati dai loro scranni ed erano andati a sedersi da un'altra parte, lontano da Salsi. “Non sono una star” si è sfogata la consigliera “sono solo una persona e vorrei essere rispettata per le mie idee, sia da Grillo sia dagli attivisti del Movimento”.

Grillo è stato chiaro: le dimissioni non hanno nessun obbligo e si possono decidere solo dopo aver tastato il parere di tutti gli iscritti. “Il consigliere, il sindaco o il parlamentare” ha affermato “non ha alcun obbligo di rimettere il mandato periodicamente. Nel caso questo avvenisse deve essere preceduto da un’informazione pubblica e dettagliata del suo operato sul portale del Movimento, con una votazione estesa a tutti gli iscritti del comune e della regione di rifermento, o dell’intero corpo elettorale in caso del Parlamento”.

“Se il movimento va in questa direzione di queste dichiarazioni di non democrazia” ha aggiunto Bugani, “se continua a prestare il fianco per farsi attaccare da partiti che non hanno nulla di democratico, prenderò atto che in Emilia Romagna sono io il problema e chi la vede come me. Però credo che non si possa andare avanti così”.

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