• Share
  • OkNotizie
  • +1
  • 0

Di Arianna Adamo | 07.11.2012 12:55 CET

Il diritto di informazione rischia di perdere quota se il bavaglio per la stampa sarà approvato. Sono previsti multe e risarcimenti per migliaia di euro, editori colpiti, giornalisti sospesi per un anno dall'Ordine dalla terza condanna per una diffamazione. La commissione Giustizia, anche con i voti di una parte del Pd, licenzia il testo. E oggi tocca al Senato, dove può accadere di tutto.

Seguici su Facebook

La commissione Giustizia del Senato con il voto contrario dei senatori Casson e Vita del Pd e l’astensione dei colleghi Perduca e D’Ambrosio ha riformulato l’articolo 1 della legge sulla diffamazione, introducendo la sospensione dalla professione in caso di recidiva, ossia la possibilità di mettere fuori dalla professione il “recidivo”. Nessuna condanna invece per quelli che dimenticano le domande, gli “spioni”, quelli che omettono le notizie.

"Una legge pessima, se ne fermi l'iter, la democrazia è in pericolo" dice il segretario della Fnsi Siddi, e i direttori delle testate italiane sottoscrivono a decine l'appello sui rischi per l'informazione. ''Il combinato disposto di tale disegno con quello precedente in materia di intercettazioni“ si legge nell'appello dei direttori “renderebbe più difficile produrre informazione senza peraltro rendere più rapido ed efficiente il ristoro dell'onorabilità dei singoli lesa da una notizia diffamatoria”. Il presidente della commissione Giustizia Berselli afferma: "Una parte dei senatori è molto sensibile alla tutela del diffamato, poi ci sono i portatori delle istanze dei giornalisti che vogliono sanzioni più lievi".

Sono in molti a credere che la legge sulla diffamazione riduca ulteriormente il diritto di cronaca attraverso multe, minacce di espulsione e la poca tutela nei confronti del cittadino “diffamato”. Il Pd e l'Italia dei Valori sono d'accordo nel bloccare tale legge che si pone l’obiettivo di tutelare una minoranza a scapito dell’articolo 21 della Costituzione, sul diritto di stampa. Ma non tutti la pensano così. Una maggioranza di centro destra ha approvato alcune proposte del Ddl diffamazione in materia di legge elettorale e di libertà di informazione.

Oggi la decisione finale. Il capogruppo del Pd in Commissione Giustizia, Silvia Della Monica, si è dimessa da relatrice del disegno di legge sulla diffamazione ora all'esame dell'Aula del Senato. "Anche se il voto sarà segreto io voterò contro l'articolo 1" e per questo "non posso continuare a svolgere il ruolo di relatrice", ha chiarito la parlamentare democratica. Della Monica si è invece pronunciata a favore dell'emendamento che rimodula la pena accessoria della interdizione dalla professione di giornalista perché riduttiva del danno.

Nel decreto sulla diffamazione a mezzo stampa, approvato dalla commissione Giustizia del Senato, c’è un articolo prevede che “soggetto diffamato o del soggetto leso nell’onore e nella reputazione” possa chiedere “ai siti internet e ai motori di ricerca l’eliminazione dei contenuti diffamatori o dei dati personali” ed “in caso di rifiuto o di omessa cancellazione dei dati” può chiedere “al giudice di ordinare ai siti internet e ai motori di ricerca la rimozione delle immagini e dei dati ovvero di inibirne la diffusione“. In tal caso, i responsabili dei siti internet rischiano anche una multa da 5 mila ai 100 mila euro. L’approvazione di questa norma, tuttavia, obbligherebbe ad alterare i contenuti indipendentemente dalla loro veridicità. Ma il vero obiettivo del giornalista non è proprio la ricerca di tale verità?

È giusto tutelate il diffamato, ma anche permettere ai giornalisti di fare informazione in piena libertà senza ostruzionismo, multe e sospensioni prolungate. “Continueremo a batterci perché l'Italia non abbia a pagare anche i costi di uno spread di democrazia” affermano ancora i direttori delle testate. “Non verremo meno al dovere di onorare il patto che ogni giorno rinnoviamo con i lettori, indipendentemente da multe, arresti e sanzioni. Ma, qui e ora, avvertiamo l'urgenza di fermare il disegno legge sulla diffamazione perché la democrazia e l'informazione in Italia non tollerano alcun bavaglio.”

Il Senato della Repubblica
(Foto: reuters / )
Si discute oggi l'approvazione della legge diffamazione. I direttori firmano un appello: "Rischi per il diritto all'informazione" 
This article is copyrighted by International Business Times.
  • Valuta questo articolo
  • +1
  • 0

Partecipa alla discussione

IBTimes TV

Condividi

 Media Kit
Media Kit
Strumenti
Topics
Archivi
TV
Aggiornamenti
RSS
Twitter
Facebook
Edizione Italia
Team
Contattaci