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Di Arianna Adamo | 09.11.2012 12:02 CET

Fatima, una ragazza marocchina e musulmana, aveva perso il suo contratto a progetto come interprete solo perché non aveva voluto togliersi il velo. E' successo a Torino dove la donna si era rifiutata di rimuovere il capo d'abbigliamento in un'aula di tribunale dove era fonica e interprete.”Sono di fede musulmana, non posso” aveva detto. Quattro mesi dopo era stata licenziata da una società fornitrice di servizi al ministero della Giustizia.

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”Sono di fede musulmana, non posso” aveva detto rifiutandosi di togliersi il velo. Dopo la causa vinta ha ora un contratto a tempo indeterminato.

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Ma adesso la donna tornerà a lavorare, questa volta a tempo indeterminato. Ha infatti vinto la causa da lei intentata in seguito al licenziamento e due udienze davanti al giudice del lavoro sono bastate per riconquistare quel posto. Fatima ha ora un contratto a tempo indeterminato per 40 ore a settimana e non più con un rapporto di lavoro "a chiamata" come il precedente e riceverà anche un risarcimento pari a mille euro. La vittoria era legittima: è infatti accertato che le donne hanno il diritto di non togliersi il chador in un'aula di tribunale se lo indossano per motivi religiosi.

Il suo lavoro di traduttrice e interprete aveva sempre ricevuto giudizi positivi da colleghi e magistrati. La donna, madre di due figli, non poteva e non voleva rinunciare a quell'unica entrata fissa, 600 euro al mese circa e ha così cominciato la sua battaglia, assistita dagli avvocati Paolo Berti e Alida Vitale. “Sono d’accordo di far sapere che vi sono diritti e che c’è chi li fa rispettare” afferma Fatima. “Sono orgogliosa ma non voglio diventare un simbolo, la prego non scriva il mio cognome per esteso. Così mi cercheranno solo le persone care”.

“Le donne musulmane hanno gli stessi diritti delle suore e di tutte le persone che, per motivi seri, entrino in un’aula a capo coperto. Lo stesso giudice del lavoro l’ha ripetuto dopo essersi attivato perché si trovasse una soluzione transattiva”, sostiene l’avvocato di Fatima, Paolo Berti. “Da una cosa brutta ne è nata una buona: il posto fisso” ha aggiunto la donna. “Per il resto, mi sento solo di dire che il lavoro non deve interferire con la religione”.

 

Torino: licenziata per il velo, riassunta in tribunale
(Foto: Reuters / Morteza Nikoubazl)
”Sono di fede musulmana, non posso” aveva detto rifiutandosi di togliersi il velo. Dopo la causa vinta ha ora un contratto a tempo indeterminato.
This article is copyrighted by International Business Times.
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