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Di Claudio Forleo | 09.11.2012 19:10 CET

"Il mandante è quella parte del Pd che ha deciso di chiudere l'accordo con l'Udc. Di questa storia rischia di essere vittima lo stesso Bersani. Dietro c'è il modo criminale della disinformazione, finalizzata a fare in modo che il nostro partito non superi la soglia per entrare in Parlamento e venga messo da parte''. Lo ha dichiarato Antonio Di Pietro in un'intervista a Left, in edicola domani 10 novembre.

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Quello che solo fino a due anni fa era considerato il simbolo di quella "rivoluzione antiCasta" che vede oggi Grillo portabandiera, continua a prendersela con tutti meno che con sè stesso. Ma le "storie vecchie" riportate a galla da Report quindici giorni fa non sono inventate. E se hanno creato un effetto così dirompente anche fra coloro che credevano nell'ex magistrato, significa che non erano poi così note all'opinione pubblica.

Del resto il leader di quel che resta dell'Italia dei Valori se pensa che ci siano dei "mandanti" dovrebbe andare oltre e avere il coraggio di affermare che Report e la squadra di Milena Gabanelli sono stati imbeccati da Casini o dai "democristiani" del Pd. Una tesi più che risibile. Querelle sulle proprietà immobiliari a parte, non vi è dubbio che Di Pietro ha seminato il suo percorso di piccoli e grandi errori. Se un leader si giudica anche in base agli uomini di cui si circonda (o che in questo caso porta in Parlamento e nei consigli regionali), Di Pietro ha molto su cui fare mea culpa.

Una sorta di 'pentimento' era stato espresso durante un'intervista concessa la scorsa settimana al Fatto Quotidiano. Ma alle parole non sono seguiti i fatti. Di Pietro deve anche interrogarsi sul suo percorso politico. Anche quando rappresentava l'unica vera opposizione al "berlusconismo", le intenzioni di voto nei sondaggi non sono mai andate oltre all'otto-nove per cento. Il Movimento Cinque Stelle, senza occupare eccessivo spazio sui media tradizionali (almeno fino all'elezione di Pizzarotti a Parma), si faceva conoscere sul territorio e oggi viene indicato come il secondo partito italiano, sopra al venti per cento. E qualcosa vorrà pur dire.

L'ex magistrato è una persona onesta, l'unico leader politico ad aver avuto il coraggio in questi anni di svelare i retroscena del potere quando alleati e "perbenisti" preferivano non disturbare. Ma se la Terza Repubblica è davvero alle porte, il suo modo di fare politica rischia di tagliarlo fuori.

Antonio Di Pietro, leader dell"Italia dei Valori.
(Foto: Reuters / Alessandro Bianchi)
Antonio Di Pietro, leader dell"Italia dei Valori.
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia citata la fonte
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