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Di Dario Saltari | 10.11.2012 13:28 CET

L'Occidente è sulla via del declino. È questo il risultato dell'ultimo report pubblicato dall'Ocse, intitolato "Looking to 2060: Long-term growth prospects for the world". L'organizzazione è, infatti, andata a stimare la crescita del pil da qui ai prossimi 50 anni trovando delle sorprese stupefacenti.

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Da qui al 2060, infatti, l'economia mondiale crescerà di circa il 3% annuo. La crescita, tuttavia, sarà decisamente più spedita nelle cosiddette economie emergenti. Il pil pro capite crescerà di circa il 3% nei paesi al di fuori dell'Ocse rispetto al 1,7% delle economie industrializzate facenti parte dell'organizzazione.

Il primo paese a dover fare i conti con questo declino saranno gli Stati Uniti. Il paese a stelle e strisce, infatti, vedrà assottigliarsi la propria contribuzione percentuale al pil mondiale. Quest'ultimo passerà dall'attuale 23% al 18% del 2030 fino a toccare il 17% nel 2060.

Washington, quindi, è destinata a perdere il proprio ruolo di leader economico mondiale a scapito della Cina che, al contrario, aumenterà la propria percentuale di pil rispetto a quello mondiale passando dall'attuale 17% al 28% del 2060. Secondo l'Ocse, l'anno del sorpasso sarà il 2016.

Gli Stati Uniti, tuttavia, non dovranno rassegnarsi solo al secondo posto ma anche al terzo. Impressionante, infatti, sarà anche la crescita dell'India che attualmente contribuisce "solo" per il 7% al pil mondiale. Questo dato passerà all'11% nel 2030 (superando così Giappone e Europa) e al 18% nel 2060 (passando avanti proprio agli Stati Uniti).

Drammatica la situazione europea. La zona euro, attuale seconda forza economica mondiale contribuendo per il 17% al pil globale, vedrà notevolmente contrarsi la propria percentuale arrivando al 9% nel 2060.

Ma a cosa è dovuto tutto questo? Secondo l'Ocse, i paesi emergenti, e soprattutto i Brics, inizieranno a sfruttare positivamente i vantaggi economici dell'educazione e del lavoro qualificato. L'Occidente, invece, sarà frenato soprattutto da un declino demografico che porterà ad un lento ma inesorabile invecchiamento della propria popolazione.

Questo porterà ad un assottigliamento del gap che attualmente divide paesi come Cina, India, Indonesia, Brasile, Sud Africa, Messico e Turchia nei confronti di Europa e Stati Uniti per quanto riguarda la qualità della vita. Nel 2060 questo gap tenderà a scomparire.

Cina
(Foto: reuters.com / )
la bandiera cinese
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia citata la fonte
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