La dipendenza economica globale dal petrolio è una minaccia grande quanto lo è stata la finanza prima del 2007. È questa la tesi di un dossier pubblicato oggi dall'organizzazione di analisi economica britannica Nef (New Economic Foundation).
reuters
raffineria di petrolio al lavoro
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Uno dei primi motivi alla base di questa affermazione è la crescita della domanda globale di petrolio congiunta al declino della sua produzione. Questi due movimenti produrebbero un notevole incremento dei prezzi a livello mondiale e potrebbero far raggiungere a molte economie il cosiddetto "economic peak oil".
Questo viene definito dalla stessa Nef come "il punto in cui il costo per incrementare le forniture (di petrolio) eccede il prezzo che le economie possono pagare senza sconvolgere significativamente l'attività economica in un determinato periodo".
Superato questo limite, definito addirittura come "barriera del dolore", il livello dei prezzi del petrolio hanno un effetto drammatico sulla popolazione e sull'economia di un determinato paese. Secondo la Nef, questa barriera potrebbe essere raggiunta tra il 2014 e il 2015.
Questo tipo di crisi, tuttavia, non sarà né petrolifera né energetica. Il crollo economico, infatti, sarà legato più che altro ai carburanti e quindi ai costi di trasporto delle merci. I carburanti, infatti, rappresentano più dell'80% dell'utilizzo del petrolio e l'aumento siginificativo dei loro prezzi farebbe impennare l'inflazione rallentando l'economia.
Come cercare di ammorbidire l'impatto di quest'onda d'urto? Secondo la Nef i rimedi sono tre. In primis aumentare l'offerta di petrolio attraverso la ricerca di nuove fonti che abbiano un basso costo d'estrazione. In secondo luogo, l'aumento dell'efficienza del petrolio e dei carburanti. Infine, forse la soluzione più difficile: la transizione verso un'economia a bassa dipendenza dai carburanti fossili.








