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Di Claudio Forleo | 10.11.2012 14:25 CET

Grillo e Bersani hanno più di una ragione a lamentarsi di una legge elettorale-truffa che, senza modifiche al "Porcellinum", consegnerà il Paese all'ingovernabilità. A remargli contro non sono tanto (o solo) Casini e il Pdl morente di questi ultimi mesi di legislatura. I grandi sponsor di un Monti-bis si chiamano Giorgio Napolitano e Unione Europea.

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Il Presidente della Repubblica ha fatto capire da mesi il suo pensiero. Dimenticato l'immobilismo dei primi due anni del governo Berlusconi, quando il Capo dello Stato veniva criticato per firme facili a leggi quantomeno discutibili, ora Napolitano interpreta il suo ruolo di garante in maniera molto "politica". Detesta il Movimento Cinque Stelle, non perdendo occasione di fare riferimenti impliciti al "populismo" di Grillo. Non si fida del centrosinistra che, fino alle modifiche di qualche giorno fa, avrebbe potuto governare il Paese con Vendola e (forse) Di Pietro, non certo amati dal Presidente.

L'unica alternativa plausibile nella visione di Napolitano si chiama Mario Monti. E' stato lui a traghettarlo a Palazzo Chigi ormai un anno fa, e vuole essere lui a fare in modo di piazzarlo sulla stessa poltrona quando lascerà il Colle il prossimo anno. Il Capo dello Stato è estremamente suscettibile alle richieste dell'Europa. Ogni volta che la poltrona di Monti ha scricchiolato, tanto i mercati quanto i leader europei hanno lanciato messaggi inequivocabili: senza il Professore l'Italia si avvicina alla Grecia. Un avvertimento pesante, che terrorizza il Quirinale.

Forte di questo sostegno il Presidente del Consiglio ha gioco facile nel recitare la parte dell'esterno. Di quello che si mette a disposizione del Paese, ma che è pronto a farsi da parte non appena l'Italia avrà finito i compiti assegnati dall'Europa. Se attaccato può rispondere, come fa sempre, che non sono stati loro (i tecnici) a chiedere questa responsabilità. E può permettersi di rilasciare dichiarazioni come quella di oggi. "Sarebbe bene prestare meno attenzione a leadership ed organigrammi e più ai contenuti".

Il problema è che la lista delle cose da fare sarebbe ancora lunga,mentre la legislatura è agli sgoccioli. Per questo Monti è il vero favorito delle prossime elezioni. Senza 'sporcarsi le mani', senza fare campagna elettorale. Osserverà gli altri prendersi a schiaffi verbali da qui fino al voto. Per poi aspettare la "chiamata". E se non sarà Palazzo Chigi, non è da escludere che il Professore dia il cambio proprio a Napolitano sul Colle più alto.  

 

Mario Monti
(Foto: Reuters / STINGER Italy)
Mario Monti
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia citata la fonte
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