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Di Claudio Forleo | 12.11.2012 20:01 CET

C'erano una volta i patrioti, quelli che Berlusconi chiamò a salvare Alitalia dall'assalto delle truppe francesi. C'era una volta un'azienda oberata di debiti finiti poi sul groppone degli italiani, ma che sarebbe rinata grazie ai coraggiosi imprenditori raggruppati dal Cavaliere. Ora quella che ci è stata raccontata come una favola rischia di trasformarsi in farsa. Ma sono in pochi a sorprendersi.

Wikimedia Commons
Biglietti aerei gratis venduti per errore sul sito Alitalia

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Nel 2008 Alitalia stava fallendo. La cosa più normale sarebbe stata venderla ad Air France. Ma era in corso la campagna elettorale e Berlusconi fu abile a giocarsi la carta dell'italianità dell'azienda. Risultato: la vecchia Alitalia venne fatta fallire, i debiti finirono in conto allo Stato e la nuova Alitalia fu acquistata per 1,1 miliardi di euro da una ventina di "patrioti" della Cai (Compagnia Aerea Italiana) sponsorizzati e finanziati da Intesa San Paolo (a sua volta azionista con l'11 per cento).

Tra questi Roberto Colaninno (per tutti Mr. Finanza creativa), il gruppo Benetton, il gruppo Riva (Ilva di Taranto), Antonio Angelucci (il ras delle cliniche laziali), Carlo Toto, il gruppo Ligresti (che ha mandato gambe all'aria la Fonsai) e quello Marcegaglia (l'azienda di famiglia dell'ex presidente di Confindustria). Il 25% è invece in possesso di Air-France Klm che avrebbe acquistato Alitalia per intero  e a condizioni più vantaggiose: offriva più denaro, si sarebbe accollata gran parte dei debiti e avrebbe tagliato meno posti di lavoro. Ma siamo in Italia, e questo basta come spiegazione.

A distanza di quattro anni qual è la situazione? L'ultima semestrale si è chiusa in perdita, il capitale è attualmente sotto i 300 milioni di euro, mentre l'indebitamento finanziario sfiora i 900 milioni. Nessuna compagnia area in Europa se la sta passando bene, ma nessuna è in difficoltà come Alitalia. Sarebbe necessaria una ricapitalizzazione, ma i patrioti da quell'orecchio neanche ci sentono. Anche perchè il prossimo gennaio scade il cosiddetto lock up, una clausola che vieta agli azionisti di vendere le proprie quote. Che le due cose siano connesse? Lo capiremo il prossimo anno. Chi ha sempre criticato l'avventura Cai profetizzava che dopo essersi presi la compagnia per un tozzo di pane i patrioti l'avrebbero rivenduta e intascato una massiccia plusvalenza. Malelingue?

Sindacati e vertici della compagnia intanto stanno cercando di trovare un accordo per evitare la Cassa Integrazione per altri 690 dipendenti. "Stiamo trattando con i sindacati per evitare la cassa integrazione, sfruttando una maggior flessibilità offerta dai contratti. Spero di trovare un accordo"  ha dichiarato al Corriere della Sera Umberto Ragnetti, amministratore delegato di Alitalia. Servirebbero circa trenta milioni di euro, curiosamente la stessa cifra che secondo Daniele Martini del Fatto Quotidiano i manager avrebbero voluto assegnarsi come premio di fine anno (ma l'azienda smentisce). Del resto, perchè premiarsi visti i risultati? Per conoscere il the end della storia basterà avere ancora qualche mese di pazienza.

Alitalia
(Foto: Wikimedia Commons / )
Biglietti aerei gratis venduti per errore sul sito Alitalia
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