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Di Claudio Forleo | 13.11.2012 20:18 CET

L'andamento del disegno di legge sulla diffamazione attualmente al vaglio del Parlamento è sintomatico della schizofrenia dei partiti. Nato come legge ad personam per salvare dal carcere il direttore del Giornale Alessandro Sallusti, l'articolato è in discussione da oltre un mese, in cui i partiti lo hanno fatto a pezzi più volte per poi rimontarlo. Come la tela di Penelope.

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Lo scopo è palese: piazzare una bella spada di Damocle sulla categoria dei giornalisti. Non sarebbe la prima volta in questa legislatura. Ricordate il ddl intercettazioni che prevedeva multe da capogiro, capaci di far chiudere più di un giornale?

Il Senato oggi ha approvato, rigorosamente con voto segreto (senza l'assillo di prendersi le proprie responsabilità di fronte all'opinione pubblica), l'emendamento presentato dalla Lega Nord che prevede il carcere fino a un anno (in alternativa a multe da 5mila a 50mila euro) per chi "diffama a mezzo stampa con l'attribuzione di un fatto preciso". L'emendamento è passato con 131 si, 94 no e 20 astenuti.

Il ddl era nato (almeno fu questa la giustificazione) per evitare che i giornalisti finissero in carcere se condannati per diffamazione. Ora l'articolato prevede proprio quello che si voleva eliminare in origine.  "Trovo scandaloso coprirsi con il voto segreto, si abbia il coraggio di dire apertamente cosa si vuol fare. Noi abbiamo chiaramente espresso un voto contrario in Senato, dove però siamo in minoranza. Un inciampo gravissimo, dovremo trovare un rimedio" ha commentato il vicesegretario del Pd Enrico Letta.

 

Parlamento
(Foto: Reuters / Alessandro Bianchi)
Un"immagine di una votazione in Parlamento.
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia citata la fonte
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