Da gennaio 2013 anche la Chiesa dovrà pagare l'imposta municipale propria sulle attività che si trovano in territorio italiano. La tassa verrà applicata alle attività commerciali e quelle che hanno "carattere di attività economica". Il Consiglio ha chiesto allo Stato di definire meglio quest'ultima distinzione. Infatti la Chiesa possiede conventi che affittano stanze, anche se in pagamento accettano "un'offerta libera", scuole che chiedono una "retta simbolica" e più di 1500 attività di tipo ricettivo che legalmente parlando versano nella stessa ambiguità.
Reuters
Città del Vaticano
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La sentenza del Consiglio di Stato ha classificato queste attività non commerciali come "attività economiche definite dal diritto dell'Unione Europea". I giudici hanno osservato che questi soggetti in apparenza non commerciali "possono trovarsi a svolgere attività economiche talvolta in concorrenza con analoghi servizi offerti da altri operatori economici". L'esenzione dell'imposta potrebbe far aprire una procedura d'infrazione da parte dell'UE nei confronti dell'Italia, quindi "gli immobili destinati a tali attività sono soggetti al pagamento dell'Imu".
Nel testo del regolamento quindi si fa un distinguo tra attività a scopo di lucro (commerciali) e a scopo di profitto, o comunque con carattere di attività economica.
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