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Di Alessandro Proietti | 14.11.2012 10:38 CET

Le famiglie e l'Austerity - Il peso dei piani di austerity non è sopportabile nel lungo periodo. Se tali sforzi economici sono gestibili dalle famiglie nel breve termine, in un orizzonte temporale più esteso la situazione diventa ingestibile. L'aumento della pressione fiscale, poi, è una potente arma con un pericoloso effetto collaterale: se aiuta lo Stato, nel brevissimo periodo, ad allentare le momentanee tensioni di liquidità, come rovescio della medaglia mostra una non esigua contrazione dei consumi. Per qualche esempio numerico chiedere al Governo italiano della differenza tra il gettito sperato e quello effettivamente ricevuto con il precedente aumento dell'Iva.

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I ricchi e le tasse - La situazione economica, locale come globale,  non rende di certo facile il compito di reperire i fondi necessari ma comincia a palesarsi, nel mondo dell'economia, un nuovo sentimento di chiare radici ideologiche Buffettiane. Sembra, finalmente, che ci si sia accorti che il segmento ricco della popolazione, (che in questa crisi è riuscito ad aumentare il gap patrimoniale con il resto della nazione), debba pagare di più e subito. Se Warren Buffett è precursore di questa teoria, anche contro i propri interessi, c'è da sottolineare come, negli ultimi tempi, sia avvenuta una condivisione di queste idee anche ai vertici di alcuni stati.

La "Buffett Rule" - Nell'ultima campagna elettorale il Presidente Obama ha insistito, pesantemente, sulla necessaria riforma fiscale statunitense. L'esempio pratico del disequilibrio è portato da Buffett: la tassazione sui suoi milionari introiti è fissa al 15% poiché rientra nella categoria "investimenti"; la sua segretaria, con reddito da lavoro molto più esiguo, è costretta a subire una tassazione al 35%. La "Buffett Rule" mira a modificare questa lacuna. 

Gli Stati Uniti devono fare i conti con il c.d. precipizio fiscale, (il "Fiscal Cliff"), derivante dall'imminente scadenza di sgravi fiscali e tagli automatici alla spesa pubblica. La situazione, seppur diversa, mostra importanti analogie con il caso Europeo: una maggiore tassazione per tutti i segmenti della popolazione, che derivi dalla fine di sgravi o che arrivi da nuove imposizioni, comporta rischi enormi per la tenuta dell'economia. Negli States sembrano averlo capito ed il segretario del Tesoro Usa, Timothy Geithner, illustra la strada da seguire.

"Il fiscal cliff è un problema ancora risolvibile": l'accordo per evitarlo deve necessariamente includere un aumento delle tasse sugli americani più ricchi. Questa volta anche i leader repubblicani al Congresso sembrerebbero pensarla allo stesso modo creando un fronte unitario per la "tassazione del ricco".

L'Europa e l'Italia - Anche in Europa comincia ad diffondersi timidamente questa visione delle riforme da attuare. Il primo, in ordine temporale, è stato il Presidente francese Hollande con il suo programma di tassazione per i super-ricchi. La congiuntura economica continua a dare chiari esempi dell'insostenibilità dei piani di austerity a livelli "troppo" alti: dopo la Grecia è toccato alla Spagna. L'Italia, c'è da dire, ha la fortuna di aver avuto per lunghi periodi una mentalità popolare volta al risparmio. Il segmento reddituale medio delle famiglie sta intaccando proprio il "tesoretto" dei risparmi per far fronte alle nuove ondate fiscali: la realtà è che nel lungo periodo questa situazione non è sostenibile. Ecco, quindi, la necessità di una "buffett rule" italiana che, alla stregua di Francia ed Usa, cominci a prospettare una tassazione più adeguata per i ricchi del paese che, puntualmente, viaggiano ben al di sopra del milione di euro. 

Warren Buffett
(Foto: Reuters / )
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© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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