NBA FOCUS. L’Italo-Americano: ecco gli italiani nel basket Usa

Di Domenico Pezzella | 14.11.2012 18:24 CET
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«Di sicuro non possiamo nasconderci, è stata colpa nostra e dobbiamo rimediare a questi errori». Riparte da questa dichiarazione la rubrica riguardante i tre azzurri nella Nba. Si parte, come al solito dal Mago, dal romano cresciuto cestisticamente a Treviso per poi essere il primo dei tre in questione ad attraversare l'oceano ed essere addirittura chiamato con la prima scelta assoluta del Draft a stelle e strisce. Una dichiarazione che in maniera comprensibile si riferisce ad una sconfitta, a degli errori che i Raptors ed Andrea Bargnani hanno commesso in un inizio di regular season che continua ad essere difficoltoso.

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 Tutti i numeri del 'Mago' - All'ultimo appuntamento il record della franchigia canadese contava un solo successo e due sconfitte, ed un Bargnani da 13 punti abbondanti di media ma con qualche problema di troppo in termini di percentuali al tiro. Dopo una settimana la situazione non è certo migliorata. Un successo in più ma anche tre sconfitte in più. E le parole del lungo italiano sono state pronunciate, proprio alla fine di una di queste tre sconfitte, la seconda, in casa con i Philadelphia 76'ers. Una sconfitta arrivata dopo una partita che invece lasciava presagire altro: «Abbiamo giocato in maniera decente per tre quarti, ma ancora una volta non possiamo abbandonare il campo mentalmente ed agonisticamente nel quarto periodo. Non possiamo farlo in generale ed nello specifico contro una squadra come Philadelphia che punisce quando stacchi mentalmente. Dobbiamo migliorare». Parole un po' dure anche perché figlie della sconfitta della sera precedente contro i Mavericks privi di Nowitzki. In Texas, infatti, è arrivata la prima, poi la debacle contro Phila e poi l'ultima prima del successo della notte, nel triplo overtime di qualche giorno fa a suon di canestro contro gli Utah Jazz. Contro i Pacers il secondo sorriso stagionale, ma non certo per Bargnani: solo 9 punti con 3/13 dal campo dopo i 25 con Dallas, i 23 con Phila ed i 19 con Utah dove però la mano fredda continua ad essere un problema: 23/56 in tre uscite.

 IL CANTO DEL GALLO - «Ho bisogno di lavorare, di lavorare duro sul mio tiro. Lo sto facendo dall'estate e continuerò a farlo e quindi sono fiducioso che prima o poi tornerà ad essere quello di prima e di sicuro migliore di quello delle prime tre partite». Questo il commento con il quale il Gallo ha risposto ai media del Colorado quando tornati dalla vittoria contro Detroit gli hanno ancora una volta parlato del suo tiro e delle percentuali che vanno e che vengono, tanto per usare un eufemismo. Una domanda che nei giorni e settimane successive gli è stata girata ancora, ancora ed ancora, specialmente dopo le ultime uscite. Una domanda, poi, che arriva sempre dopo un esercizio che il Gallo ormai fa da anni: sprint come in una partita vera allontana dosi dal canestro cambio di direzione verso lo stesso e tiro da tre punti. Un allenamento fatto in loop e con il quale l'ex Milano è arrivato ad avere una mano come quella che hanno potuto apprezzare fino a questo momento mezza Nba. «E' un esercizio in cui devi raggiungere un obiettivo e lo devi ripetere fino a quando non riesce nel tuo intento. E' un concetto molto semplice, ma lungo da effettuare». Insomma deve affidarsi ad una routine, ad un continuo allenamento, Gallinari, per trovare la naturalezza di una volta, quella che gli manca attualmente come dimostra il 3/11 dalla lunga distanza nella vittoria contro Golden State nonostante i 21 punti, o il 2/6 di qualche giorno fa a Phoenix da dove è tornato con 15 punti. Ancora peggio in casa contro Utah dove sono arrivati solo 5 punti e 2/11 al tiro. Attualmente nella sua quinta stagione Nba il 22% da tre rappresenta il minimo storico. 

LO STALLONE ITALIANO - Continua ad essere travagliato e di difficile realizzazione il cammino di Marco Belinelli rispetto agli altri due connazionali. Il bolognese ancora una vota fatica a trovare uno spazio almeno paragonabile a quello di Gallinari e Bargnani. La Golden State dell'esplosione e la New Orleans del primo Chris Paul, sono un tantino lontano. Di step che l'ex Fortitudo deve ancora fare per ambientarsi all'interno di una squadra di medio alto livello (e solo perchè il leader e miglior giocatore è fermo ai box e che quindi in caso contrario si parlava di squadra da titolo ndr) ce ne sono ancora un bel po'. Non è certo un reato che a differenza degli altri la carriera dello 'Stallone Italiano' (nickname che gli è stato affibbiato per la somiglianza al giovane Stallone nel ruolo di Rocky ndr) potrebbe essere da 'mestierante' da tiratore scelto al fianco delle stelle per punire le squadre avversarie. Ma per cucirsi addosso anche questo tipo di etichetta, Belinelli necessita di un passo in avanti e convincere coach Thibodeau di valere molto di più degli otto minuti della sfida di Orlando o i 6 contro Oklahoma. Passi in avanti che di sicuro l'ex coach dei Celtics ha visto negli ultimi quattro giorno, dal momento che il minutaggio del 'Beli' è salito vertiginosamente contro i T'Wolves dove ha giocato per 23 minuti e chiudendo con 11 punti e 3/5 da tre punti, o nei più importanti 19 contro i Celtics, dove però è tornato a casa con 5 punti e 2/6 dal campo. Di sicuro giocare al fianco di Derrick Rose rende le cose facili a tutti e sicuramente il fatturato ed il rendimento di Belinelli potrebbe tornare ad essere quello degli Hornets quando era al fianco di un'altra grande point guard come Chris Paul, ma intanto deve stringere i denti e conquistare posizioni su posizioni, anzi minuti su minuti in attesa del ritorno di D-Rose. 

 

 

Danilo Gallinari
( Foto : Reuters / )
L'azzurro dei Denver Nuggets
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