Marcello Dell'Utri, imputato per minaccia a corpo dello Stato nell'inchiesta sulla trattativa fra Stato e Cosa Nostra, ha intenzione di presentare "un'eccezione di competenza territoriale". In parole povere il senatore del Pdl vuole chiedere lo spostamento del suo procedimento da Palermo a Roma. La tesi: se il reato contestatogli è quello citato allora è stato per forza di cose commesso nella Capitale.
Reuters
Il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri.
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Non è il primo a giocarsi questa carta. Anche Nicola Mancino, imputato nello stesso procedimento per falsa testimonianza, vorrebbe che a giudicarlo fosse il Tribunale dei Ministri. Richiesta impossibile da accogliere, dato che l'ex ministro dell'Interno è sotto accusa per le presunte false dichiarazioni rilasciate da privato cittadino ai pm di Palermo.
Dell'Utri e Mancino sono gli ultimi di una lunga serie di uomini politici e figure istituzionali che, indagati o imputati, hanno provato a giocarsi la carta della richiesta di trasferimento nella Capitale. Il Tribunale di Roma, etichettato ormai dagli anni Sessanta come "porto delle nebbie", ha la nomea di usare i guanti bianchi quando si tratta di processare i "pezzi grossi". Sarà per la vicinanza fisica coi palazzi del Potere? E' comunque un dato di fatto che i politici la preferiscano.
Intanto il gup di Palermo che dovrà esprimersi sulle dodici richieste di rinvio a giudizio ha respinto la richiesta della famiglia Borsellino di costitursi parte civile. Ammesse invece le Agende Rosse, movimento fondato da Salvatore, il fratello del magistrato ucciso in via d'Amellio, e la famiglia di Salvo Lima, parlamentare della Dc vicino a Cosa Nostra, assassinato il 12 marzo 1992 in quello che viene considerato il primo atto della trattativa.








