"Effetto Spread": in un anno e mezzo famiglie e aziende hanno pagato 4 miliardi e mezzo di euro

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Di Federica Geremia | 18.11.2012 21:46 CET

Il Crif, la società italiana che custodisce il database del sistema creditizio del nostro paese, ha calcolato che un anno e mezzo di spread alle stelle ha prodotto un effetto devastante sui conti della famiglie e delle imprese italiane. Infatti, il "buco" ammonterebbe a quattro miliardi e mezzo di euro.

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Il calcolo è stato effettuato grazie ad un modello econometrico all'avanguardia, che partendo dal differenziale tra i titoli di Stato italiani con quelli tedeschi ha potuto registrare il massiccio calo dei consumi della famiglie e i mancati investimenti delle aziende.

Secondo Silvia Ghielmetti direttore della società in questione, "l'Italia entra nella fase più tormentata della crisi a partire dal mese di luglio 2011 quando a fianco dell'emergenza debito pubblico -pari al 120% del Pil- si prospetta anche una contrazione dell'economia reale".

Conseguenza vuole che i tassi di interesse applicati ai prestiti subissero dei rialzi inimmaginabili, dato che gli oneri finanziari subiti dalle imprese ammontarono a 15 miliardi di euro in più rispetto al 2010.

Tuttavia, non fu solo una questione di tassi d'interesse, perché l'erogazione di nuovi finanziamenti subì una forte contrazione per il giro di vite deciso dalle banche nella valutazione della sostenibilità degli oneri finanziari da parte dei propri clienti.

Inoltre, un altro dato agghiacciante proviene da un occasional paper pubblicato dalla Banca d'Italia e realizzato da quattro economisti, tra cui Ugo Albertazzi, Tiziano Ropele, Gabriele Sene e Federico Signoretti, sempre con il contributo del Crif che ha ottenuto il campione rappresentativo anonimo estratto dal Sistema di informazioni creditizie.

Quest'ultimo ha evidenziato che cento punti di aumento dello spread, in tre mesi si trasformano in un rincaro di 50 punti base sui tassi d'interesse per le imprese e 30 punti su quelli pagati dalle famiglie per i mutui della casa.

Ma la beffa più grande - sottolinea il paper - è che "se il regime dei tassi di interesse si fosse mantenuto sui valori di inizio 2011, nel 2012 il sistema economico italiano avrebbe potuto beneficiare di risorse aggiuntive che invece sono state assorbite dall'aumento dei tassi visibile proprio a partire dalla seconda metà del 2011".

In definitiva, aggiunge il paper "l'aumento dello spread ha assorbito circa 4 miliardi di euro all'economia nazionale, condizionando negativamente le possibilità di investimento delle imprese e deprimendo i consumi delle famiglie".

 

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(Foto: IBTimes / )
Btp per il calcolo dello spread
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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