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Di C.F. | 19.11.2012 17:26 CET

"Il rischio di un trasferimento del processo in altra sede giudiziaria esiste nel caso si ritenga valida l'incompetenza territoriale di Palermo. Esiste in quanto alcune difese solleveranno eccezione di incompetenza che, tuttavia, la Procura ritiene infondata".

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Dal Guatemala, dove resterà per un anno a dirigere l'unità investigativa dell'Onu contro il narcotraffico, Antonio Ingroia torna a parlare (su Micromega) del processo sulla trattativa fra lo Stato e Cosa Nostra ancora fermo all'udienza preliminare, soffermandosi sulla richiesta degli imputati eccellenti Mancino e Dell'Utri di spostare il procedimento a Roma.

"Lo dico perché la Procura valuta che sia ben radicata la competenza a Palermo, per ragioni esplicitate nella nostra memoria, depositata già prima del mio trasferimento. Come mi appare l'Italia da qui? Lontana per le sue beghe di potere, le cricche, le mafie e le caste che l'hanno fatta da padrone per troppo tempo. Nel mondo c'è tanta gente che soffre e muore per un nonnulla. Un maggiore senso di responsabilità da parte delle classi dirigenti dei Paesi ricchi, a cominciare dall'Italia, potrebbe davvero cambiare le cose. Da noi e nel mondo. Ma occorrerebbe cambiare profondamente le classi dirigenti dei Paesi ricchi. A cominciare dalla nostra".

 

L'amarezza di Ingroia: "Non credo ci siano le condizioni per accertare la verità sulle stragi"
(Foto: www.generazionezero.org / )
Il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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