Dopo gli scontri del 14 novembre Amnesty International chiede il motivo per cui poter identificare un tutore dell'ordine durante una manifestazione sembra un concetto così astruso e che incontra una resistenza così accanita. Indicazioni precise sull'identificazione degli agenti durante le operazioni di polizia sono infatti contenute negli standard del Consiglio d'Europa, quali il Codice europeo sull'etica di polizia. Questi standard mirano a garantire che sia agevole, per la stessa polizia, tracciare eventuali comportamenti scorretti e che sia al contempo possibile, per chi ne viene colpito, denunciarli.
Reuters.com
Amnesty international per la matricola sulle divise
Da non perdere
Articoli Correlati
Argomenti correlati
Seguici su Facebook
Più notizie
La priorità del Governo: aumentare l'IVA al povero per ridurre l'IMU al ricco
"Epifani invidioso, sta sbagliando tutto"
Grillo agli elettori Pd: "Stracciate le tessere e tornate cittadini"
"Gli stessi standard internazionali si pongono la questione della sicurezza del personale di polizia e sottolineano che l'identificazione dell'agente non implica necessariamente che il suo nome sia rivelato. Proprio sulla base di queste considerazioni si propone l'adozione di un codice alfanumerico, istanza rispetto alla quale appare esservi una resistenza che sarebbe a nostro avviso interesse di tutti superare" ha detto Carlotta Sami, direttrice generale Amnesty International.
"Questa richiesta è centrale tra quelle della nostra campagna 'Operazione trasparenza: diritti umani e polizia in Italia', che ha gia' raccolto oltre 20.000 firme che consegneremo presto alle istituzioni' ha proseguito Sami.
"L'identificazione dei responsabili di violazioni dei diritti umani e una complessiva trasparenza dell'operato delle forze di polizia sono essenziali per il buon nome della polizia stessa, un organismo chiave per la protezione dei diritti umani. Sono anche importanti per la tutela di tutti gli agenti che durante tali operazioni gestiscono l'ordine pubblico con professionalità e rispetto delle persone, i quali sarebbero in tal modo maggiormente al riparo da possibili accuse infondate"
"Anche questa lacuna del sistema, come la mancanza del reato di tortura nel codice penale, ha in Italia effetti molto pratici e negativi: favorisce l'impunita' in tutti i casi in cui, anche a causa del volto coperto dal casco, non sia possibile riconoscere l'agente neanche da parte di chi e' stato colpito a distanza ravvicinata. L'impossibilita' di identificare i responsabili ostacola l'azione penale e il complessivo accertamento degli abusi, come accaduto in relazione alle violazioni dei diritti umani commesse a Genova durante il G8 del 2001 in operazioni di piazza, rimaste per la maggior parte impunite" ha concluso Sami.








