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Di Alessandro Proietti | 21.11.2012 10:58 CET

Una Eurozona a porte girevoli. Hans-Werner Sinn, numero uno dell'Ifo Institute ed economista tedesco, rimodella la sua idea di "abbandono dell'euro".

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Se i suoi ultimi interventi parlavano della necessità, da parte dei Paesi dell'Europa del Sud, di abbandonare definitivamente la moneta unica, nell'ultima intervista a Der Spiegel Sinn propone un nuovo concetto di "abbandono temporaneo" della valuta europea.

"La crisi procede in fasi e ci viene sempre detto che non ci sono alternative alla fase successiva, perché in quel caso l'euro crollerebbe. Dunque, sembra che non ci fosse alcuna alternativa, quando la Banca centrale europea ha erogato i prestiti, quando ha costretto la Banca centrale tedesca, la Bundesbank, ad acquistare bond sovrani dei paesi europei, contro la sua stessa volontà, e quando i fondi di salvataggio sono stati approvati. Ora, l'idea è di creare una Unione bancaria per socializzare i debiti e le banche del sud Europa. Il prossimo passo sarà il lancio degli Eurobond".

Ma il Mr. Nein tedesco continua la sua analisi dell'attuale situazione europea puntando dritto contro la Grecia ed il Portogallo.

L'attuale sistema continuerà "a buttare dalla finestra nuovi finanziamenti al sud dell'Europa (...) Se la Grecia lasciasse l'Unione Monetaria, i greci potrebbero tornare ad acquistare i propri beni, con i più ricchi che tornerebbero a investire nel Paese. Se il Portogallo facesse la stessa cosa, le prospettive sarebbero simili. Ovviamente, suggeriamo una uscita solo temporanea. Ora, la Grecia e il Portogallo dovrebbero ridurre del 30/40% i costi per tornare ad essere competitivi. Ma si sta cercando di concretizzare tale scenario attraverso misure eccessive di austerity all'interno dell'Eurozona, che non funzioneranno".

L'ultima parte del pensiero di Hans-Wener Sinn risulta essere condivisa da la maggior parte degli addetti ai lavori: le misure eccessive nei tagli e nell'aumento della pressione fiscale hanno raggiunto, in Grecia, livelli insostenibili. Il far ricadere sulla popolazione quasi tutti i costi dei tagli, poi, è doppiamente controproducente: è una soluzione prettamente temporanea e, al coltempo, mina seriamente il sostentamento dell'economia reale nel prossimo futuro andando ad intaccare i consumi e la ricchezza privata.

Le misure condurranno "i Paesi sull'orlo della guerra civile prima di produrre qualche effetto mentre, invece, un'uscita temporanea riuscirebbe a stabilizzare questi Paesi molto velocemente, creare nuovi posti di lavoro e liberare la popolazione dal giogo dell'euro".

Bastian contrario per eccellenza, Sinn forse eccede nelle rosee prospettive del suo piano d'azione. I costi di una Eurozona a "porte girevoli" non sono stati calcolati e gli stessi tempi tecnici rischierebbero di prolungarsi con estrema facilità. Non si considera, poi, l'impatto sul potere d'acquisto al momento del "rientro" con una moneta fortemente svalutata e tutta una serie di costi per l'economia quali, per puro esempio, i c.d. menù-costs. La popolazione, non da ultimo, potrebbe poi non essere favorevole a questa manovra di rientro dopo l'uscita.

L'impressione è che si sia volutamente cercato di trovare una via di mezzo tra la posizione estrema dell'abbandono dell'euro da parte della Grecia e del Portogallo (che non gioverebbe di certo all'export della Germania) e quella che, invece, sembra essere la soluzione "naturale" all'evoluzione del quadro europeo: l'unione bancaria con l'introduzione degli eurobond.

Hans-Werner Sinn
(Foto: Reuters/Michaela Rehle / )
Head of the German Institute for Economic Research (Ifo) Hans-Werner Sinn reacts during an interview in Munich May 15, 2012.
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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