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Di David Pascucci | 21.11.2012 13:43 CET

l tutto ha inizio nel 2009, quando esplode la crisi del debito pubblico dell'eurozona, a seguito della crisi dei mutui subprime negli Usa e il conseguente calo della liquidità nel sistema economico e nei mercati. In termini tecnici vengono chiamati Black Swan (cigno nero), eventi inaspettati che creano panico e sgomento tra gli operatori di mercato con il risultato di un forte crollo delle quotazioni, per lo più alimentato dalla componente paura (panic selling e conseguente illiquidità del mercato).

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Nel 2009, la Grecia è protagonista della crisi e lo sarà per i prossimi anni. La situazione economica del paese si appresta a diventare disastrosa proprio alla fine del 2009 quando il ministro George Papadreou annuncia il rischio di default di Atene.

Nel 2010 arrivano i diversi tagli di rating del debito di Atene fino ad arrivare al rating Junk Bond (2011), ossia la valutazione del titolo come "spazzatura". Inizia così la fine dell'economia greca: nel maggio 2010 viene erogato il primo prestito (chiamato "aiuto") verso Atene, un prestito da 110 miliardi di euro in 3 anni.

Nel frattempo, analisti finanziari danno per spacciata la Grecia come un paese sempre più vicino al default, un'ipotesi alquanto possibile visti i numeri di Atene.

Nel 2011  iniziano a pesare i rating junk bond sui titoli di Stato e il mercato vende Atene sui mercati. La situazione peggiora al punto che vengono fatti tagli pari a 6,5 miliardi di euro e nuove privatizzazioni per essere credibili agli occhi dell'Europa e del FMI, unici prestatori di Atene. Il 25 luglio 2011, dopo l'approvazione del piano di austerità, l'agenzia di rating Moody's compie un taglio di rating che equivale ad un "default imminente". A settembre 2011 vengono approvate nuove tasse, questa volta sugli immobili, tasse che servono a ricevere una tranche di aiuti pari a 8 miliardi di euro. Il 21 settembre 2011 il Parlamento approva i famosi tagli alle pensioni, la messa in mobilità di 30.000 dipendenti pubblici e il prolungamento delle tasse sugli immobili fino al 2014.

Subito dopo viene istituita la Troika, un trio di istituzioni al servizio dell'unità europea per "salvare la Grecia" (FMI, BCE, UE). La disoccupazione, nel dicembre 2011 arriva a toccare il 21%, il futuro del paese è sempre più incerto.

Nel 2012 abbiamo nuovi tagli alla spesa pubblica, tagli che servono ad Atene per ottenere un prestito da 130 miliardi di euro utili a rimborsare i bond in scadenza per marzo. Il problema principale è che il rimborso della scadenza di marzo avrebbe gravissime ripercussioni sulle capacità future di Atene. Arriva il famoso swap sui bond, ossia uno scambio di scadenze tra Governo di Atene e creditori internazionali. Questo swap, abbastanza inaspettato dagli operatori, è stato necessario per cancellare 107 miliardi di euro di debito a sfavore dei creditori internazionali che hanno visto una svalutazione dei titoli in portafoglio oltre il 75% del valore.

Per scongiurare il rischio default. la Troika pone delle nuove condizioni per l'erogazione di un nuovo prestito da 45 miliardi di euro: tra i tagli previsti vi è un taglio dei salari minimi pari al 22%, un altro macigno per il popolo greco oltre le tasse altissime e l'impossibilità di risparmio.

In Conclusione - Oggi Atene ha dei numeri che fino a pochi anni fa avrebbero fatto rabbrividire qualunque economista o analista: disoccupazione al 25,4%, disoccupazione giovanile al 57% (under 25), rapporto debito/Pil oltre il 170% con tasse altissime e capacità di risparmio tendente allo zero.

Sono indubbiamente numeri da default e in questi neanche consideriamo il fatto che tutti i soldi erogati per salvare Atene sono prestiti e non aiuti. Ne consegue il fatto che più si presta denaro ad Atene e più la Grecia aumenta il debito, entrando sempre più in un vortice senza fine.

Eppure questi numeri superano ogni possibilità di default perché, a quanto pare, le istituzioni hanno fatto e stanno facendo di tutto per tenere la Grecia nell'euro. Un'uscita della Grecia dall'euro provocherebbe danni che solo in pochi possono immaginare (e calcolare), danni che porterebbero l'euro e l'Europa sull'orlo di un disastro economico mai visto prima. 

 

© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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