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Di R.C. | 21.11.2012 17:08 CET

Una nuova cura brevettata dal Cnr. L'utilizzo della chemiochina Cxcl3 come agente terapeutico nel medulloblastoma è stato il risultato di un studio condotto insieme alla Fondazione Santa Lucia. Studiando la trasformazione neoplastica delle cellule 'progenitrici' dei neuroni del cervelletto - l'evento dal quale trae origine il medulloblastoma - ha scoperto in modello murino che la molecola responsabile della frequenza con cui tale neoplasia insorge è una chemiochina che regola la migrazione dei progenitori neuronali.

Cnr.it
Sezione di cervelletto murino nella quale è visibile in verde una lesione diffusa contenente precursori neuronali

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 "Avevamo già scoperto che un particolare gene, Tis21, funziona come soppressore del medulloblastoma, una delle più frequenti neoplasie infantili, ma non conoscevamo il meccanismo molecolare di questa sua funzione", spiega Felice Tirone, che ha guidato la ricerca in collaborazione con Stefano Farioli, Laura Micheli, Luca Leonardi, Irene Cinà, Manuela Ceccarelli e Sebastiano Cavallaro.

"Abbiamo quindi inattivato Tis21 in una linea di topi che sviluppa il medulloblastoma spontaneamente, ma con frequenza molto bassa, per generare una linea in cui la neoplasia si manifestasse nella gran parte della prole. Analizzando il cervelletto, dove abbiamo trovato un rilevante numero di lesioni neoplastiche di grosse dimensioni, abbiamo scoperto che i precursori delle cellule neuronali avevano perduto la capacità di muoversi dalla superficie di questa parte del cervello. In un topo normale infatti queste cellule, durante le prime fasi dello sviluppo postnatale, migrano dalla superficie verso l'interno, dove smettono di proliferare e differenziano in neuroni 'maturi'. Se la migrazione è inibita, i precursori neuronali rimangono invece sulla superficie, dove continuano a proliferare andando incontro alla trasformazione neoplastica".

Inattivando il Tis21 viene inibita l'espressione della chemiochina Cxcl3, una piccola proteina la cui funzione, come scoperto dai ricercatori, è proprio quella di regolare la naturale migrazione dei neuroni del cervelletto.

"C'è naturalmente ancora molto lavoro da fare" conclude Tirone "ma certo questi risultati aprono nuove e importanti prospettive terapeutiche".

 

Cervelletto
(Foto: Cnr.it / )
Sezione di cervelletto murino nella quale è visibile in verde una lesione diffusa contenente precursori neuronali
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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