Il caso Sallusti doveva essere la "scusa" per riformare le norme sulla diffamazione, evitando che i giornalisti potessero finire in carcere per quello che scrivono. Si è trasformato in ciò che si voleva fin dall'inzio, ma non si poteva dire: una legge ad personam
reuters
Diffamazione, un nuovo emendamento presentato al Senato elimina la pena del carcere ai direttori. Per loro solo sanzione pecuniaria.
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Stamattina il Senato ha approvato (122 sì, 111 voti contrari e 6 astenuti) l'emendamento salva-direttori al disegno di legge sulla diffamazione proposto dal relatore Filippo Berselli (Pdl), nonostante il parere contrario del governo. Resta il carcere per i giornalisti (pene fino a un anno) che non dirigono una testata.
Se l'unico scopo era quello di salvare il direttore del Giornale Alessandro Sallusti, condannato con sentenza definitiva per aver diffamato e scritto il falso, bastava farlo subito, tanto questo Paese è già assuefatto alle leggi ad personam. Invece i parlamentari hanno sprecato un mucchio di tempo che avrebbero potuto dedicare ad altro, in un momento in cui la situazione economico-sociale è drammatica. Tra l'indifferenza degli "onorevoli".








