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Di Candido Romano | 22.11.2012 14:10 CET

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La guerra non si fa solo con le bombe ma anche con le tecnologie della rete. Facebook, Twitter,YouTube, email: insomma internet è il secondo "campo di battaglia", che al posto di territori occupati e obiettivi sensibili mette al centro un altro aspetto fondamentale della guerra: le informazioni.

Ci hanno pensato per primi gli hacktivisti di Anonymous, che hanno comandato l'attacco a siti di organizzazioni, istituzioni e aziende israeliane. Anonymous ha infatti lanciato una campagna, denominata #OpIsrael, che ha attaccato circa 700 siti istituzionali israeliani in segno di protesta contro la nuova offensiva dell'esercito di Tel Aviv.

L'attacco più eclatante è stato al sito del Ministero degli Esteri il cui database è stato cancellato dall'organizzazione pirata. Oltre a questo sono stati attaccati anche il sito di Kadima, il partito centrista che fa parte della coalizione di governo guidata da Netanyahu, quello della Banca di Gerusalemme e della città di Tel Aviv.

La tregua pare reggere ma la guerra degli hacker contro i profili social di alte cariche israeliane continua. Alcuni hacker del gruppo ZCompanyHackingCrew hanno infatti annunciato di essere entrati in possesso degli account di Gmail, YouTube, Twitter, Facebook, LinkedIn, e del blog personale del vice primo ministro israeliano Silvan Shalom, per "mostrare la loro solidarietà con Gaza e alzare la voce contro le brutalità di Israele", hanno scritto sul loro account Twitter. Uno dei documenti trapelati fa capo a un Google Doc che secondo gli hacker contiene alcune "informazioni personali come nomi, numeri di telefono e le attività del governo israeliano".

Zhc non fa capo assolutamente ad Anonymous anche se in passato i due gruppi hacker hanno collaborato per gli stessi fini. Gli hacker avrebbero quindi accesso a tutte le email personali di Silvan Shalom e hanno minacciato il rilascio già da domani. Le manomissioni effettuate invece sul suo YouTube e Facebook del Vice Primo Ministro mostrano dei contenuti caricati dagli stessi hacker, con video e foto a sostegno della popolazione palestinese e che intimano la fine dei conflitti, come riporta TheNextWeb. L'accout Facebook è stato per ora bloccato, dato che gli hacker avevano inserito un'enorme "Free Palestine" come immagine principale del diario di Shalom. Quello YouTube di Shalom è invece ancora attivo con tutti i contenuti inseriti dagli hacker. La cyber-gruerra continuerà, sicuramente fino a quando non finirà quella sul campo.

Esplosioni sulla Striscia di Gaza
(Foto: Reuters / )
Una nuvola di fumo emerge a seguito dei raid israeliani che stanno colpendo il nord della Striscia di Gaza
Pagina facebook di Silvan Shalom
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© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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