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Di Claudio Forleo | 23.11.2012 10:18 CET

L'emendamento al Decreto Sviluppo presentato dal Pdl, che vorrebbe inserire un quarto grado di giudizio per i processi penali e civili, rischia di essere la peggiore legge ad personam di sempre.

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Le polemiche non hanno fermato il partito di Berlusconi che ieri ha modificato in peggio l'impianto dell'emendamento. Ora il ricorso alle sezioni Unite della Cassazione sarà possibile in caso di una "violazione di legge", allargando ulteriormente la platea dei beneficiari prima limitata alle sentenze che avrebbero leso il "diritto comunitario". Sempre ieri la Fininvest aveva emanato una nota in cui spiegava che la prima versione dell'emendamento non era applicabile alla causa di risarcimento Cir-Mondadori. Ora si.

Essendo retroattiva la norma consentirà il ricorso anche per quei processi conclusisi col sigillo della Suprema Corte negli ultimi due anni. Una legge del genere allungherebbe all'infinito i tempi dei procedimenti, ottenendo un risultato preciso: prescrizione per tutti.  "Il problema del nostro processo sono i tempi. Bisogna abbatterli per ridurre le prescrizioni - spiega il procuratore di Torino, Giancarlo  Caselli, al Fatto Quotidiano - Un processo già interminabile si allunga ancora di più e le prescrizioni inesorabilmente cresceranno. Sarebbe un disastro".

L'ideona del Pdl è stata svelata il giorno dopo che la Cassazione aveva espresso tutti i suoi dubbi sulla legge anticorruzione votata lo scorso mese dal Parlamento, in particolare riguardo alle modifiche apportate al reato di concussione. L'Ufficio Studi del Palazzaccio ha sottolineato le proprie perplessità in merito alla "continuità normativa" garantita dal ministro Severino durante la discussione della legge. "La diversa caratterizzazione della nuova ipotesi di reato rispetto alla fattispecie precedentemente contenuta nell'articolo 317 del codice penale, di concussione "per induzione", rende tutt'altro che scontato il riconoscimento del rapporto di 'continuità normativa' tra le due previsioni incriminatrici" scrive la Cassazione. Il rischio è che certi processi in corso possano saltare, costrigendo a iniziare tutto daccapo.

Cassazione
(Foto: Reuters / Stefano Consiglio)
Foto della Cassazione
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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