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Di Arianna Adamo | 23.11.2012 13:17 CET

I giornalisti, lunedì prossimo, faranno “una giornata di silenzio”. Sciopero annunciato contro l'emendamento “salva direttori” presentato dal relatore Filippo Berselli e approvato dal Senato. Emendamento che prevede per il reato di diffamazione a mezzo stampa il carcere fino alla pena di un anno per l’autore dell’articolo e solo una multa per il direttore o il vicedirettore responsabile, la cui entità varia a seconda che si tratti di omesso controllo o di “diretta partecipazione alla commissione del reato”.

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Prigione per i redattori, dunque, e una semplice multa per i direttori. I giornalisti non ci stanno e lunedì hanno deciso di rimanere in silenzio: accompagneranno lo sciopero con una fiaccolata nell’area del Pantheon, a Roma. Malgrado il parere negativo del Governo, l'emendamento è stato approvato al Senato: a favore hanno votato Pdl e Lega, contro Pd, Idv, Udc e Api. In totale 122 sì, 111 no e 6 astenuti.

Gerardo D'Ambrosio, Pd, ex sostituto procuratore generale di Milano non ha partecipato alla votazione criticando la norma soprattutto dal punto di vista giuridico: ''Vogliamo tornare tutti quanti al primo anno di università? Cosi' com'è scritto questo emendamento e' un obbrobrio giuridico. E' una sceneggiata incredibile''. Favorevole alla nuova norma invece Francesco Rutelli, autore dell' emendamento che nei giorni scorsi ha reinserito il carcere tra le pene possibili per il giornalista colpevole del reato di diffamazione.

“Il voto in Senato è un altro segnale di attacco a tutti i giornalisti italiani” ha affermato il segretario generale della Fnsi, Franco Siddi. “Lo sciopero della categoria diventa inevitabile”. Nel comunicato della Fnsi si legge: ''Con il carcere possibile solo per tutti i giornalisti italiani, alimentando differenze e disparità di attenzione, si crea un mostro giuridico che non risolve alcun problema di interesse pubblico. Di contro si realizza, con un atto di ingiustizia palese, una minaccia e una grave intimidazione che mortificano il giornalismo investigativo tutto, limitandone possibilità di ricerca e proposta di verità”.

La legge “bavaglio”, in fondo, è un problema solo italiano. Dal 2009 nel Regno Unito la diffamazione a mezzo stampa non è più un reato. Negli Usa per essere diffamante, il contenuto deve essere falso e per essere diffamante, il contenuto falso deve essere “motivato da intenzioni malevoli”. In 33 Stati su 50 il reato non è nemmeno perseguito. In Francia la diffamazione a mezzo stampa prevede una sanzione il cui importo varia a seconda della qualifica della vittima offesa. Anche in Germania le multe sono pesanti, ma non è previsto il carcere così come in Svizzera dove il giornalista, inoltre, non incorre in alcuna sanzione se prova di aver detto o divulgato cose vere oppure prova di avere avuto seri motivi di con­siderarle vere in buona fede. La Scandinavia da anni vanta il primato tra i Paesi in cui si gode il massimo della libertà di stampa e di espressione, come ha certificato anche l’ultimo rapporto Freedom House e Reporter senza frontiere, che ha collocato Norvegia, Svezia e Finlandia sul podio ideale dell’informazione senza bavaglio. In Svezia, infatti, la diffamazione è punita con una sanzione solo pecuniaria.

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Il Senato della Repubblica
(Foto: reuters / )
Diffamazione, un nuovo emendamento presentato al Senato elimina la pena del carcere ai direttori. Per loro solo sanzione pecuniaria.
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