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Di Claudio Forleo | 23.11.2012 15:09 CET

"Se ci saranno indagati candidati a queste primarie non mi candiderò, se ci sono loro non ci sono io". Lo ha dichiarato il segretario del Pdl Angelino Alfano ai microfoni del Tg2, dichiarandosi implicitamente contrario alla presenza di Giampiero Samorì e Alessandro Proto, sotto inchiesta rispettivamente per accesso abusivo a dati informatici e aggiotaggio (più truffa).

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Dichiarazione che se non fosse stata pronunciata con austera solennità potrebbe essere scambiata per una battuta. Il fondatore, presidente e padre-padrone del suo partito non si chiama forse Silvio Berlusconi? Attualmente il premier non si limita a essere indagato, ma fa le cose più in grande.

Oltre ad aver collezionato più prescrizioni che elezioni vinte, il Cavaliere è stato condannato in primo grado a 4 anni di reclusione e all'interdizione dai pubblici uffici per 5 anni per frode fiscale, falso in bilancio, appropriazione indebita nell'ambito dell'inchiesta sui diritti Mediaset. Ed è imputato in altri due procedimenti:  nel caso Ruby per concussione e prostituzione minorile; assieme al fratello nell'ambito del processo sull'intercettazione Fassino-Consorte del 2005 per concorso in rivelazione di segreto d'ufficio.

Ma visto che Alfano ha citato solo gli indagati, forse qualcuno gli dovrebbe ricordare che l'ex premier risulta indagato a Bari per induzione a rendere false dichiarazioni nell'ambito dell'inchiesta escort su "Giampi" Tarantini.

Alfano ha poi puntualizzato: "Il presidente Berlusconi ha appena firmato la nomina del Comitato dei garanti, al quale rivolgo un invito e un appello: niente indagati. Si tratta di aprire una fase nuova per il nostro Paese ed io non sono disponibile a gareggiare in un contesto che non è quello giusto per aprire una fase nuova. Quindi, lo ripeto con grande chiarezza e con grande fermezza: se ci saranno indagati candidati a queste primarie io non mi candiderò, se ci sono loro non ci sono io".

 

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Angelino Alfano
(Foto: Angelino Alfano / )
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