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Di C.F. | 24.11.2012 12:36 CET

Il raid antisemita di Campo de' Fiori non aveva nulla a che fare con il calcio. Ed è indubbio che nella Capitale ci siano gruppi che coltivano xenofobia e antisemitismo. Ma l'uscita di Riccardo Pacifici, presidente della comunità ebraica romana, appare fuori luogo come una provocazione fine a sè stessa.

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"C'è preoccupazione e attenzione. Non è un momento facile per noi: siamo attaccati da destra e da sinistra, ma se con i secondi si può dialogare, con i primi è impossibile - ha dichiarato in un'intervista a Repubblica - A Roma comunque la tensione è crescente anche nei nostri confronti, e tanti parenti e amici hanno vissuto momenti di paura a Tel Aviv: i voli per Israele partono vuoti, e noi stiamo pensando di riempirli. D'altra parte se è possibile aggredire 50 tifosi del Tottenham a Campo de' Fiori, vuol dire che Roma non è meno pericolosa di Tel Aviv".

La situazione va monitorata e controllata, ma paragonare Roma alla capitale politica di uno Stato perennemente in stato di guerra non è corretto. E sorprende che queste parole vengano proprio dal presidente di una comunità ebraica, a pochi giorni dall'attentato sul bus di Tel Aviv che poteva trasformarsi in una vera e propria strage.

Quartiere ebraico
(Foto: http://www.flickr.com/photos/p / )
Quartiere ebraico, Roma
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia citata la fonte
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