L'ennesimo dato Istat che fa riferimento all'occupazione delinea una situazione allarmante. Si stima che siano almeno 4 milioni i lavoratori che hanno un contratto a tempo determinato o un part time, quindi una condizione lavorativa non stabile.
Reuters
Lavoratori in fabbrica
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Infatti, da quanto emerge da una ricerca Ires Cgil sui dati dell'Istat riferiti al primo semestre di ogni anno, dal 2008 al 2012 l'occupazione è calata del 2% nonostante il numero di persone in età da lavoro sia in costante crescita. In più, rispetto al 2008, coloro che non hanno un lavoro a tempo indeterminato sono in aumento del 21,4% e solo il 17,2% delle nuove assunzioni è un contratto di questo tipo.
Ma ciò che è importante sottolineare da quanto emerge da questo studio, è che chi è occupato lavora meno di quanto vorrebbe e spesso secondo condizioni diverse da quelle stipulate. Inoltre, i lavoratori impiegati con un contratto a termine hanno accettato l'impiego solo perché non avevano altra scelta.
Infatti, nella maggior parte dei casi, quest'ultimi sono genitori con figli a carico che non possono permettersi di rifiutare un lavoro, qualsiasi esso sia.Purtroppo però, i dipendenti stabili a tempo pieno stanno calando del 4,2%, gli autonomi full time del 6,1%, e se si aggiunge il calo dei part time stabili si supera il milione di persone. Di conseguenza aumentano i lavori involontari, quelli che si è costretti ad accettare.
Il presidente di fondazione Di Vittorio Fulvio Fammoni e il segretario nazionale del Cgil Serena Sorrentino hanno commentato questi dati con severa preoccupazione, poiché questi evidenziano la fine alla così detta "scelta personale dei lavoratori" dato che il 93,2% vorrebbe un contratto a tempo indeterminato. Inoltre, hanno sottolineato che "all'area del mancato lavoro - disoccupati, scoraggiati e cassaintegrati - si aggiunge quella del disagio nel lavoro, un bacino enorme di persone, una fotografia purtroppo realistica e drammatica della realtà".
Senza ombra di dubbio - aggiungono - "questo quadro è sicuramente determinato dalla crisi, ma anche e in modo evidente delle scelte sbagliate fatte per contrastarla che producono effetti insopportabilmente negativi sull'occupazione". Infatti, "la legge 92/2012 di riforma del mercato del lavoro -in particolare su precarietà ed ammortizzatori sociali- è del tutto inadeguata ed ancor più paradossale appare il taglio che si annuncia nella legge di stabilità: due fattori che aumenteranno ulteriormente quest'area di disagio".








