Caos Basilea III: americani contro tedeschi. La federazione bancaria europea chiede il rinvio

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24.11.2012 15:46 CET

L'accordo che era nato come mossa contro la crisi delle banche rischia, ora, di essere esso stesso un "nuovo" elemento destabilizzante per il mondo bancario. Sitamo parlando degli accordi internazionali di viglianza prudenziale, noti sotto il nome di Basilea, volti a regolare i requisiti patrimoniali minimi delle banche. Le critiche paventano lo spettro del credit crunch qualora venisse rispettata la data di inizio dal 1° gennaio 2013.

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Per capire la vicenda, però, è necessario fare un passo indietro.

Anno 2007, Basilea II - Il secondo accordo (dopo l'originario del 1988) circa i requisiti patrimoniali viene stilato, nella versione definitiva, nel 2004 per poi essere applicato nel biennio 2007-2008. L'accordo, fondato sui tre pilastri dei requisiti patrimoniali, del controllo delle autrorità di vigilanza e sulla disciplina e la trasparenza dei mercati, rappresenta un punto di svolta per le istituzioni finanziarie. 

Anno 2010, Basilea III - Il perdurare della crisi palesa alcune importanti lacune del mondo bancario e porta il Comitato di Basilea per la supervisione bancaria a stilare, nel 2010, nuove regole a garanzia della stabilità del sistema bancario. I nuovi vincoli per l'adeguatezza patrimoniale e in materia di liquidità vengono approvati dai leaders del G-20 al summit tenuto a Seoul. L'impegno era quello dell'inizio dell'applicazione graduale dei deattami di Basilea III a partire dal primo gennaio 2013.

Americani e tedeschi - L'opinione degli esperti, nel campo dell'economia, circa gli effetti di Basilea III è alquanto eterogenea. Gli effetti che porterebbe in materia di economia reale e crescita sono, tutt'ora, al centro di numerosi dibattiti. Alcuni critici portano avanti l'ipotesi che l'applicazione, a partire dal gennaio 2013, di tali regole altro non porterebbe che all'accrescimento del rischio credit-crunch e alla rinuncia della "ripresa generale" nel 2013. La delicata situazione che esiste in materia di erogazione del credito da parte delle banche verso imprese e famiglie verrebbe, insomma, ulteriormente complicata dall'attuazione di Basilea III.

Ecco quindi le prime avvisaglie che arrivano direttamente dagli Stati Uniti: la Federal Reserve, la Federal Deposit Insurance Corporation (Fdic) e l'Office of the Comptroller of the Currency (Occ) dichiarano che il termine del 1° gennaio non verrà rispettato dalle banche americane. Il no, ovviamente, non è "assoluto": viene semplicemente richiesto un rimando del termine per meglio prepararsi al passaggio di regolamentazione.

"Prendiamo sul serio gli impegni presi in sede internazionale sui tempi dell'applicazione delle regole di Basilea III e stiamo lavorando il più rapidamente possibile per completare il lavoro" si legge nella nota delle tre agenzie.

La replica tedesca, da parte della Bundesbank, non si fa ovviamente attendere: "Sono sicura - afferma Sabine Lautenschlaeger, vicepresidente della Banca centrale di Francoforte - che gli Stati Uniti si atterranno all'accordo raggiunto dal G-20 [circa le nuove regole bancarie]". Se ciò non avvenisse, però, "dovremmo pensare a cosa fare con le banche americane nell'Unione europea dal punto di vista della vigilanza".

Wofgang Schaeuble, ministro delle Finanze tedesco, rincara la dose: "Stiamo usando tutte le nostre energie per fare quello che abbiamo concordato, cioè applicare Basilea III in modo tempestivo; e tutti i nostri partner, compresi i nostri amici negli Stati Uniti, si attengono a questo. Abbiamo deciso di applicare le regole allo stesso tempo e dovremmo farlo".

Gli Stati Uniti senza Basilea III, insomma, si garantirebbero, anche se in maniera momentanea, un vantaggio competitivo sulle banche europee.

L'amministratore delegato di Commertzbank, Martin Blessing, lo dichiara esplicitamente: "(...) questa resistenza mostra che le attuali regole permettano ancora arbitraggi sul capitale e devono essere migliorate. Dobbiamo anche dire chiaramente che non accetteremo che gli Stati Uniti facciano cadere improvvisamente Basilea III per favorire le loro banche: quello di cui abbiamo bisogno è essere tutti su un piano di parità, secondo il principio: stessa attività, stesse regole".

Ma il fronte degli oppositori all'attuazione immediata di Basilea III non si limita ai semplici States in cerca di vantaggi competitivi. Il gruppo di esperti che criticano i costi e l'efficacia dell'attuazione immediata delle nuove norme è sempre più nutrito. La reale questione non sembra essere il "se" attuare Basilea III ma il "quando" sarebbe più opportuno farlo.

Il resto d'Europa - La federazione bancaria europea ha inviato a Michel Barnier, commissario europeo per il Mercato interno, una richiesta di rinvio dell'applicazione delle regole di Basilea III. Ecco quindi che al fronte americano, guidato dalla Fed, che denuncia difficoltà nell'applicare le nuove norme a partire dal gennaio 2013, si aggiunge lo schieramento europeo con motivazioni simili.

Dall'Italia arrivano celermente i commenti alla richiesta.

Giuseppe Mussari, presidente dell' Abi, conferma che un rinvio delle nuove norme portate da Basilea III potrebbe aiutare la ripresa economica del 2013.

"(...) gli effetti naturali del ciclo economico non dovrebbero essere aggravati dall'entrata in vigore delle nuove regole. E credo che un rinvio possa aiutare meglio una fase di ripresa che ci aspettiamo nella seconda metà dell'anno con una maggiore disponibilità di credito per le imprese, a fronte di una richiesta di maggiori finanziamenti e con una ripresa dell'erogazione di mutui per le famiglie"

Fabrizio Viola, amministratore delegato di Banca Mps, ha dichiarato: è "la risposta alla posizione americana nella convizione che questi nuovi sistemi  debbano avere la prerogativa di essere utilizzati da tutti salvo creare delle stuazioni di asimmetria competitiva."

 

Il dibattito, dunque, è sempre più acceso: Basilea III nasce per rinforzare la stabilità e la tenuta delle banche ma rischia, se attuata ora, di affossarle definitivamente amplificando ancor più l'effetto credit-crunch. Gli americani chiedono tempo e, anche in Europa, sembra la pensino tutti allo stesso modo: fa eccezione, ancora una volta, l'intransigente Germania.

Europa - Usa
(Foto: Reuters/Kacper Pempel / )
A picture illustration shows U.S. one dollar bank notes and a one Euro coin.
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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