La Guardia di Finanza di Taranto ha fatto scattare all'alba l'esecuzione di due ordinanze emesse dal Tribunale in merito all'indagine "Ambiente svenduto". Tre persone sono in carcere e quattro agli arresti domiciliari, accusate a vario titolo di associazione per delinquere, disastro ambientale e concussione.
Reuters
Una immagine dell'Ilva di Taranto
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Al centro dell'inchiesta quello che viene definito "sistema Archinà", dal nome dell'ex consultente dell'Ilva , accusato di aver utilizzato tutti i suoi contatti politici allo scopo di salvaguardare lo stabilimento siderurgico e "garantirgli l'immunità".
Tra gli indagati Fabio Riva, presidente del Gruppo Riva Fire. Uno dei filoni di indagine si concentra sulle autorizzazioni concesse per alcune discariche dalla Provincia di Taranto guidata (dal 2004) da Gianni Florido (Pd). Indagati l'ex consulente della Procura di Taranto Lorenzo Liberti e l'ex assessore provinciale all'Ambiente Michele Conserva, che si era dimesso lo scorso mese di settembre dichiarando di voler fare politica "senza dovermi occupare di alchimie di potere che non mi appartengono".
Secondo le accuse mosse dalla Procura tarantina Archinà avrebbe pagato una tangente di 10mila euro al consulente degli inquirenti allo scopo di "ammorbidire la perizia" nei confronti dell'Ilva. A far parte del "sistema" anche giornalisti locali "compiacenti".








