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Di Sara Rotondi | 26.11.2012 15:08 CET

Non sono tutte rose e fiori: la Coop e gli "spot spiritosi" della Litizzetto. "Cara Luciana la Coop non sei tu, ma noi donne precarie e sfruttate sei giorni su sette, domeniche comprese con buste paga misere che non arrivano nemmeno a 700 euro al mese". Ci hanno pensato le tante lavoratrici precarie dell'Usb  (Unione Sindacale di base ndr) che hanno ricordato alla brava Luciana Littizzetto, testimonial del noto marchio, la loro vera quotidianità che si cela dietro le fabbriche dove si "guadagna poco e si lavora tanto".

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Diffamazione, Sallusti ai domiciliari

Nella giornata contro la violenza sulle donne di ieri istituita dall'Onu nel 1999 in ricordo di tre sorelle uccise nel 1960 nella Repubblica Dominicana, le dipendenti del sindacato hanno scritto una missiva alla comica nella quale raccontano le difficoltà di lavorare in queste nuove fabbriche metropolitane. "Noi siamo la Coop, e questo non è uno spot - scrivono - Siamo donne lavoratrici e madri che facciamo la Coop tutti i giorni. Siamo sorridenti alla cassa ma anche terribilmente incazzate". Nel mirino infatti,  l'azienda che a detta loro racconta le favole al Belpaese dicendo di proteggere tutti con i prodotti a marchio Coop, ma poi di fatto non è in grado di tutelare nemmeno le sue dipendenti.

Di seguito una parte della lettera:

"Cara Luciana,

lo sai cosa si nasconde dietro il sorriso di una cassiera che ti chiede di quante buste hai bisogno? Una busta paga che non arriva a 700 euro mensili dopo aver lavorato sei giorni su sette comprese tutte le domeniche del mese. Le nostre famiglie fanno una grande fatica a tirare avanti e in questi tempi di crisi noi ci siamo abituate ad accontentarci anche di questi pochi soldi che portiamo a casa. Abbiamo un'alternativa secondo te? Nei tuoi spot spiritosi descrivi la Coop come un mondo accattivante e un ambiente simpatico dove noi, quelle che la mandano avanti, non ci siamo mai. Sembra tutto così attrattivo e sereno che parlarti della nostra sofferenza quotidiana rischia di sporcare quella bella fotografia che tu racconti tutti i giorni.

Ma in questa storia noi ci siamo, eccome se ci siamo, e non siamo contente. Si guadagna poco e si lavora tanto. Ma non finisce qui. Noi donne siamo la grande maggioranza di chi lavora in Coop, siamo circa l'80%. Prova a chiedere quante sono le dirigenti donna dell'azienda e capirai qual è la nostra condizione.

A comandare sono tutti uomini e non vige certo lo spirito cooperativo. Ti facciamo un esempio: per andare in bagno bisogna chiedere il permesso e siccome il personale è sempre poco possiamo anche aspettare ore prima di poter andare. Il lavoro precario è una condizione molto diffusa alla Coop e può capitare di essere mandate a casa anche dopo 10 anni di attività più o meno ininterrotta. Viviamo in condizioni di quotidiana ricattabilità, sempre con la paura di perdere il posto e perciò sempre in condizioni di dover accettare tutte le decisioni che continuamente vengono prese sulla nostra pelle.

Prendi il caso dei turni: te li possono cambiare anche all'ultimo momento con una semplice telefonata e tu devi inghiottire. E chi se ne frega se la famiglia va a rotoli, gli affetti passano all'ultimo posto e i figli non riesci più a gestirli. Denunciare, protestare o anche solo discutere decisioni che ti riguardano non è affatto facile nel nostro ambiente. Ci è capitato di essere costrette a subire in silenzio finanche le molestie da parte dei capi dell'altro sesso per salvare il posto o non veder peggiorare la nostra situazione.

Tutte queste cose tu probabilmente non le sai, come non le sanno le migliaia di clienti dei negozi Coop in tutta Italia. Non te le hanno fatte vedere né te le hanno raccontate. Ed anche a noi ci impediscono di parlarne con il ricatto che se colpiamo l'immagine della Coop rompiamo il rapporto di fiducia che ci lega per contratto e possiamo essere licenziate.

Ma noi non vogliamo colpire il marchio e l'immagine della Coop, vogliamo solo uscire dall'invisibilità e ricordare a te e a tutti che ci siamo anche noi. Noi siamo la Coop, e questo non è uno spot. Siamo donne lavoratrici e madri che facciamo la Coop tutti i giorni".

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"La Coop non sei tu"
(Foto: http://www.flickr.com/photos/r / )
Lavoratrici contro Luciana Littizzetto
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