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Di Claudio Forleo | 27.11.2012 14:48 CET

Premessa: non c'è niente di illegale in questa vicenda. Ma nel giorno in cui la famiglia Riva ne mette in ginocchio migliaia con la decisione di chiudere gli stabilimenti Ilva di Taranto, è bene ricordare una faccenda già resa pubblica mesi fa ma che torna d'attualità nella settimana che porta al ballottaggio delle primarie di centrosinistra.

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Nel 2006 il futuro ministro dello Sviluppo Economico Pierluigi Bersani ha ricevuto 98mila euro come finanziamento diretto (regolarmente denunciato) dal gruppo Riva in vista delle Politiche che porteranno la coalizione di centrosinistra al governo. (E' bene ricordare che già allora Emilio Riva era stato giudicato colpevole per violenza privata e comportamento antisindacale).Non che fosse una novità per i "re dell'acciaio", che hanno sempre donato soldi alla politica, in maniera assolutamente bipartisan e trasversale (nello stesso anno versarono 245mila euro nelle casse dell'allora Forza Italia). Succede dappertutto, dagli Stati Uniti alla Germania.

Molto meno "normale" la lettera inviata nel settembre 2010 dal patron Emilio Riva al segretario del Pd. Al numero uno non piaceva l'attivismo del parlamentare Roberto Della Seta, che in quei giorni annunciava battaglia contro il decreto Salva-Ilva voluto dal governo Berlusconi e che prevedeva lo slittamento di due anni dela norma sul benzo(a)pirene, un idrocarburo cancerogeno che avvelena Taranto da anni.

Nella missiva, finita agli atti dell'inchiesta che ha visto scattare ieri i sette provvedimenti di custodia cautelare e che ha portato alla rappresaglia della chiusura degli stabilimenti, Riva si definisce "sconcertato" e chiede a Bersani di attivarsi in tal senso. Raggiunto dal Fatto Quotidiano Della Seta ha escluso di aver ricevuto pressioni dal segretario del Pd.

Intervistato ieri da Fabio Fazio, sulla vicenda Ilva Bersani ha commentato: "E' una cosa drammatica, qui bisogna che il governo intervenga per cercare di dirimere quello che sta diventando un pasticcio di proporzioni cosmiche, perché siamo di fronte ad una decisione del ministero dell'ambiente con restrizioni forti dell'attività produttiva e siamo di fronte ad una magistratura che sta facendo tutt'altro. Sono due poteri dello stato che intervengono in modo difforme".

Bersani
(Foto: Reuters / )
Una foto di Bersani in Parlamento
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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