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Di Alessandro Proietti | 28.11.2012 10:09 CET

Rischio default. Quello che nella storia economica sembrava essere un evento catalogabile come LF-HR (Low Frequency - High Risk) rischia, invece, di divenire una situazione piuttosto comune. Si parla spesso di Grecia, di Irlanda e Portogallo ma non bisogna dimenticarsi clamorosi casi che fecero da "apripista" all'attuale deriva della crisi economica dei Paesi.

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2001, Argentina - Sono ancora relativamente freschi nella memoria i ricordi legati alla crisi economica che colpì l'Argentina negli anni intercorsi tra il 1999 ed il 2002. Il default dichiarato dall'allora governo guidato da Rodríguez Saá riguardò circa 132 miliardi di dollari. Un evento che ebbe ripercussioni su tutto il globo finanziario.

2012, Argentina - Passano gli anni ma si rischia ancora di rivivere la triste storia. Come in un eterno ritorno, l'Argentina rischia nuovamente di risultare insolvente. La scintilla, questa volta, prende il nome di Thomas Griesa. Giudice federale del distretto sud di New York, ha condannato Buenos Aires al pagamento di 1.3 miliardi di dollari ai fondi speculativi detentori del debito. Il giudice ha disposto che, entro il prossimo 15 dicembre, l'Argentina dovrà depositare la somma pattuita nei confronti di quei fondi che posseggono ancora i famosi tango-bond, tuttora in default. Sempre il giudice Griesa ha sentenziato che dovranno essere pagati anche i possessori di bond che non vollero accettare la ristrutturazione del debito post-2001. Prima di pagare gli interessi ai detentori dei nuovi titoli ristrutturati, sarà dunque necessario soddisfare i "vecchi" possessori. Il volume del debito legato ai concambi arriverebbe ai 24 miliardi di dollari.

Il ricorso di Buenos Aires - Il governo argentino non è di certo rimasto ad osservare e ha già annunciato il prossimo ricorso alla Corte d'Appello di New York contro la senteza del giudice federale Griesa. Il ministro delle Finanze argentino, Hernan Lorenzino, giustifica tale ricorso sulla base del fatto che Buoenos Aires ha puntualmente onorato gli impegni presi. La conferma della sentenza, spiega Lorenzino, trascinerebbe nuovamente l'Argentina in una spirale di crisi. La decisione del giudice federale non soddisfa, ovviamente, nemmeno chi ha accettato la ristrutturazione: la percentuale di recupero si attesta tra il 60 e l'85%, dato più che soddisfacente.

Fitch -  L'agenzia di rating ovviamente non aspettava altro che queste news: con un solo taglio il rating dell'Argentina è passato da B a CC. Un tonfo di cinque notches che palesa, in tal modo, l'alto rischio di una nuova probabile insolvenza. C'è dunque il più che concreto rischio che la storia si ripeta ma, questa volta, i fautori del giudice federale (e in maniera indiretta del nuovo tracollo argentino) sembrano essere in netta minoranza.

 

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Argentina
(Foto: Credit: Reuters/Marcos Brindic / )
A man walks past an electronic board showing currency exchange rates and an Argentine flag at a money exchange in Buenos Aires, June 1, 2012.
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia citata la fonte
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