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Di Massimiliano Di Marco | 28.11.2012 12:05 CET

I social network possono essere usati come arma anti-democratica? Secondo Franco Bernabè, presidente di Telecom, società come Facebook e Google non solo non assicurano la privacy dell'utente, ma, tramite un monopolio nel proprio settore, rischiano di divenire veri e propri strumenti di dittatura a causa "della totale assenza di regole del mondo internet".

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Il numero uno dell'azienda telefonica è intervenuto all'Università Bocconi di Milano al convegno "Ripensare internet", dove ha presentato il suo libro "Libertà vigilata. Privacy, sicurezza e mercato nella rete", in cui ha avvertito i giovani contro i potenziali rischi dei mezzi che loro sono così abituati a usare nella vita quotidiana: ”Il mondo non sarà sempre pacifico, se una nazione civile come la Germania ha fatto quello che ha fatto allora il tema della privacy non può essere sottovalutato”.

“Il nazismo ci ha messo due anni a fare ‘il cluster’ delle persone a cui ha dedicato le sue attenzioni, oggi basta un click per farlo. Mi chiedo se e quando il potere dei social network determinerà delle scelte politiche e quanto questo sarà compatibile con la democrazia”. Secondo Bernabè, Facebook, anche a causa della ingenua complicità dei suoi utenti, “consente un'intrusività straordinaria nella vita delle persone: ha un miliardo di utenti e 400 miliardi di foto. I giovani non fanno attenzione, pensano di vivere in un mondo pacifico in cui non può succedere quello che è successo negli anni 20 e 30″.

"Google, Apple e Amazon non vogliono regolazione perché dicono che toglierebbe libertà alla rete. Però questa libertà ha notevoli punti oscuri", ha osservato Bernabè. "Gli Over the top, grazie all’effetto rete sono cresciuti rapidamente diventando dei monopoli o quasi monopoli. Quindi non è libertà per i competitor, ma non lo è nemmeno per gli utenti e i clienti. Il mondo internet infatti è isolato: un profilo su Facebook non lo si può migrare su un’altra piattaforma tecnologica. Nel mondo delle telecomunicazioni invece si può trasferire un numero di telefono da un operatore all’altro e ci sono regole privacy forti".

"La privacy negli Usa non è un diritto fondamentale del cittadino, è semplicemente una tutela del consumatore. In Italia e in Europa è una tutela prevista a livello costituzionale" ha aggiunto riferendosi alle differenze sostanziali tra gli Stati Uniti, dove il lavoro via web e la diffusione di internet sono maggiori rispetto all'Europa, e l'Unione Europea.

Dichiarazioni molto forti. Se alcuni punti espressi dal presidente di Telecom possono essere condivisibili, in particolare l'eccessiva trasparenza di alcuni utenti sui social network, d'altro canto va segnalato come, a differenza proprio delle telecomunicazioni che rappresentano un settore più importante nella vita quotidiana, l'iscrizione ai social network, sia questo Facebook, Twitter, Google+ o LinkedIn (i più popolari), non è affatto obbligatoria e a completa discrezione dell'individuo.

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Fonti: La Stampa, Il Fatto Quotidiano

 

Franco Bernabe'
(Foto: Flickr / )
Il presidente di Telecom Franco Bernabè ha attaccato i social network e società quali Google e Amazon.
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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