"La strage di via D'Amelio fu fatta per proteggere la trattativa dal pericolo che Borsellino, venutone a conoscenza, ne denunciasse pubblicamente l'esistenza". Lo hanno dichiarato ieri i pm Nino Di Matteo e Roberto Tartaglia nell'aula bunker dell'Ucciardone a Palermo davanti al Gup chiamato a pronunciarsi sulle 12 richieste di rinvio a giudizio sulla trattativa fra Stato e Mafia.
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"Fu ucciso per proteggere la trattativa" dichiarano i pm di Palermo
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L'udienza di ieri verteva sulle richieste di trasferimento del processo a Roma e Firenze avanzate dalla metà degli imputati, fra questi Nicola Mancino, Marcello Dell'Utri, il colonnello dei Carabinieri Giuseppe De Donno e i capimafia Totò Riina e Leoluca Bagarella. Il Gup si esprimerà il prossimo 4 dicembre.
"Sulla base degli elementi di prova acquisiti è possibile ritenere l'esistenza di un collegamento fattuale tra la trattativa, scaturita dalla minaccia, e l'uccisione di Paolo Borsellino. Ma è necessario chiarire l'effettiva consistenza di tale nesso - ha spiegato Di Matteo - Ed infatti, il collegamento esiste e rileva non perché la strage di via D'Amelio sia stata perpetrata per eseguire la minaccia, ma semmai per proteggere la trattativa dal pericolo che il dott. Borsellino, venutone a conoscenza, ne rivelasse e denunciasse pubblicamente l'esistenza, in tal modo pregiudicandone irreversibilmente l'esito auspicato".








