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Di Claudio Forleo | 28.11.2012 17:12 CET

Il decreto è pronto e sarà emanto venerdì. Nel testo, che consta di soli due articoli, il governo estende la validità dell'Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale già rilasciata dal governo lo scorso 26 ottobre)per due anni dal momento in cui entrerà in vigore il decreto.

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Lo stabilimento Ilva di Taranto potrà dunque tornare a produrre da subito, ma prima bisognerà fare la conta dei danni subiti dalla tromba d'aria che ha investito oggi il centro siderurgico.

"La responsabilità della conduzione degli impianti dello stabilimento Ilva di Taranto resta, anche ai fini dell'osservanza di ogni obbligo, di legge o disposto in via amministrativa, inerente il controllo delle emissioni, imputabile esclusivamente all'impresa titolare dell'autorizzazione all'esercizio degli stessi sotto il controllo dell'autorità amministrativa competente" recita il secondo e ultimo articolo. L'Ilva controllerà se stessa.

Ma il decreto è solo una toppa a un problema che si trascina da anni e che sta vivendo ora il momento più drammatico. L'Ilva deve risanare gli stabilimenti e deve spendere per non recare danno all'ambiente e soprattutto ai cittadini di Taranto. La famiglia Riva fa orecchie da mercante ormai da anni, aspettando che sia lo Stato, quindi i contribuenti, a pagare.

Lo scorso agosto il ministro Clini ha promesso 300 milioni di euro. Cifra insufficiente e che non è mai arrivata a destinazione dato che non esiste ancora un commissario (Clini vorrebbe il governatore della Regione Nichi Vendola) chiamato a gestire l'emergenza.

Lo stesso ministro ripete che "l'Aia prevede un programma di interventi che dovrebbe durare poco più di due anni, che comporterà investimenti di circa 3 miliardi di euro da parte dell'azienda". Ma il copione si ripete da anni, sempre uguale. I livelli di diossina e benzo(a)pirene allarmano la città, la magistratura interviene, poi arriva la politica e l'azienda rassicurata promette interventi. Inizia un altro giro?

Ilva
(Foto: Reuters / )
L'Ilva di Taranto
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia citata la fonte
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