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Di Claudio Forleo | 29.11.2012 14:38 CET

Cos'è più importante per un Ministro dello Sviluppo Economico, rimanere in Cina per convincere gli asiatici a fidarsi della "nuova Italia tecnica" e investire nel nostro Paese, o rientrare in patria e fare il suo mestiere occupandosi del caso Ilva?

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Il ministro Corrado Passera ha già risposto, preferendo rimanere a Pechino, nonostante la deflagrazione del caso risalga ormai a tre giorni fa. E quando qualche giornalista ha provato a fargli domande sulla situazione tarantina, il ministro ha risposto con un magnifico "no comment".

Come se non fosse una sua responsabilità. Come se il destino di migliaia di operai (senza contare l'indotto) non fosse un suo problema. Come se l'ennesimo scempio che si sta consumando sull'Ilva, un decreto che rende legale l'illegale, non leda l'immagine dell'Italia all'estero più di quanto il suo marketing cinese possa ripulirla.

Del resto non è la prima volta che il nostro Paese se la vede con ministri assenti in momenti topici. Nel gennaio 2011, mentre la rivoluzione infiammava l'Egitto e Mubarak "abdicava" (fedele alleato fin lì di tutte le democrazie occidentali, compresa la nostra) , il nostro ministro degli Esteri Franco Frattini decideva di lasciare la Farnesina per andare a sciare. Ognuno ha le sue priorità.

Corrado Passera
(Foto: it.ibtimes.com / )
Il ministro è indagato per reati fiscali.
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia citata la fonte
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