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Di Cristian Amadei | 29.11.2012 16:26 CET

Era solo l'ultimo di una serie infinita, l'ennesimo "poco famoso" calciatore scomparso negli ultimi anni per un infarto improvviso a 49 anni, come spesso si sono spenti in campo altri giocatori di calcio, come spesso non si dice, a causa del doping. Era solo Fulvio Zuccheri e giocava nel Cesena degli anni '70, era solo una partita di beneficenza.

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MORTI. Come riporta il giornalista Alessandro Gilioli su L'Espresso: "Nel giro di quelli che hanno giocato a pallone negli anni Settanta e poi hanno fatto acting out - i Carlo Petrini, i Ferruccio Mazzola - nessuno ha dubbi che sia stato il doping ad ammazzarlo. Nel Cesena di quel periodo, arrivato a qualificarsi per la Coppa Uefa, ci si faceva in quantità industriali, due sono già morti (Mario Frustalupi e Giorgio Rognoni), un altro ha la Sla (Gianluca De Ponti), un quarto - Bruno Beatrice - ha avuto talmente tanta sfiga da giocare anche nella Fiorentina dove lo hanno riempito di Micoren, Corex e raggi Roengen, e la leucemia lo ha portato via che non aveva ancora quarant'anni, «con la schiuma alla bocca, lividi sul corpo, piaghe dappertutto, i buchi delle flebo ancora visibili sul braccio» (come ha raccontato una volta la vedova Gabriella)".

LA FOLLIA DEI MEDICI. E allora si è di colpo riportati alla realtà, il doping nel calcio esiste ed è devastante, e se negli anni '70 con pochi ritrovati tecnologico-farmaceutici si poteva correre tre volte del normale, figuratevi oggi. E gli esempi riportati sopra, sono solo la punta di un iceberg che sembra avere profonde radici e profonda tradizione anche oggi. Continua Alessandro Gilioli dicendo "Manca ancora, nell'italia senza memoria, una grande Spoon River di tutti quelli che sono stati uccisi o si sono gravemente ammalati per la follia senza scrupoli di dirigenti e medici sportivi: Nello Saltutti, Ugo Ferrante, Giuseppe Longoni, Marcello Giusti, Carlo Tagnin, Mauro Bicicli, Ferdinando Miniussi, Gianluca Signorini, Ubaldo Nanni, Armando Segato, Fabrizio Dipietropaolo, Lauro Minghelli, Guido Vincenzi, Ernst Ocwirk, Giuliano Fiorini, Giorgio Rognoni, Adriano Lombardi, Enea Masiero, Giuliano Taccola, Giorgio Ferrini, Fabrizio Gorin, Renato Curi, Fabrizio Falco, Salvatore Garritano, Albano Canazza, probabilmente Andrea Fortunato e Armando Picchi, e chissà quanti altri che - come Zuccheri - nessuno ricorda".

PSICOFARMACI. Sulla stessa lunghezza d'onda il giornalista del Giorno, Giulio Mola, che ha deciso di dare voce alla serie interminabile di morti per doping che nessuno nel calcio che conta voglia portare alla luce. Vi ha scritto un libro, ha riportato testimonianze ed esperienze, ha provato ad amplificare la voce e le sofferenze di famiglie dimenticate che amano quei giocatori "obbligati" dalle società a sottoporsi a pratiche poco pulite per poter continuare a giocare. Dice Mola "il libro racconta le storie di persone che muoiono a 22 anni per infarto o che si ammalano di Sla dopo i cinquant'anni. Io mi chiedo come sia possibile che entrino negli spogliatoi gli psicofarmaci. A che servono? Perchè in Danimarca un medico sportivo ha prescritto 3 mila analgesici in un anno?". Mai una parola che trapeli sui giornali, anche quando società milionarie attraverso i loro laboratori, curano i giocatori in meno di una settimana da qualunque malore.

OGGI. E poi ancora, infarti di nemmeno trentenni, retine che esplodono, ictus, e tanto altro. Oppure al contrario, giocatori che spariscono per mesi, "infortunati" non si sa per cosa, e senza fare controlli antidoping poiché "sotto cure mediche". Chi ha problemi di cocaina, e viene lasciato fuori rosa per non essere beccato ai controlli e perdere valore di mercato, chi al termine delle partite a volte ha la bava alla bocca o si lecca le labbra come fosse disidratato per aver corso troppo senza sentire la fatica o la sete. Questo sta diventando il calcio? L'uso smodato di "aiuti farmaceutici" per migliorare le prestazioni, sta prendendo il sopravvento? Che fine faranno tutti quei calciatori che in questi anni si sono dopati, la stessa sorte dei loro sfortunati predecessori?

 

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Swiss Laboratory for Doping Analysis in Lausanne
(Foto: Reuters / )
Swiss Laboratory for Doping Analysis in Lausanne
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