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Di R.C. | 29.11.2012 16:51 CET

"L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali", di nuovo la Costituzione italiana si rivela inadeguata ai reali scopi dello Stato. Lo prova il nuovo libro del capo di stato maggiore dell'Aeronautica Militare, il generale Giuseppe Bernardis, che descrive nel dettaglio le 1900 sortite dei velivoli dell'AM sui cieli libici, e di cui gli italiani non sapevano assolutamente niente.

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"Dal 19 marzo al 31 ottobre 2011, è stata fatta un'attività intensissima - racconta il generale ad Analisi Difesa - che è stata tenuta per lo più nascosta al padrone vero dell'Aeronautica Militare, che sono gli italiani, per questioni politiche, per esigenze particolari. C'erano dei motivi di opportunità, ci veniva detto, e noi chiaramente non abbiamo voluto rompere questo tabù che ci era stato imposto. Questo è il motivo per cui questo volume esce solo adesso, un anno dopo. A volte per questioni di politica interna si impedisce al Paese di svolgere al meglio il suo ruolo di politica estera e questo non è possibile: non si voleva che si parlasse di questa missione perché c'era una situazione critica di politica interna".

Dalla base di Trapani cacciabombardieri F16, Eurofighter, Tornado e Amx, in più di 7.300 ore di volo, hanno inaugurato le missioni di bombardamento nell'area di Misurata. Sono state 456 quelle di attacco al suolo contro obiettivi predeterminati e 146 quelle di neutralizzazione delle difese aeree nemiche, senza contare gli attacchi a obiettivi di opportunità.

"L'unico rammarico che ho avuto" scrive Bernardis nella prefazione del libro "è quello di non aver potuto, operazione durante, fornire all'opinione pubblica un resoconto puntuale del nostro operato, per evitare ogni possibile strumentalizzazione. Questo volume colma in parte quel vuoto"

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aerei tornado
(Foto: Reuters.com / )
Rifornimento in volo di Tornado ed Eurofighter
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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