Un Pil decisamente buono quello del terzo trimestre per gli Usa, un +2,8% su base annuale e +1,3% su base trimestrale. Il dato è buono vista anche la stima iniziale degli operatori che si aspettavano "solamente" un +2%. Su questo dato imperversano però forti dubbi, specie quelli degli strategist e degli asset manager che sono operatori con un'ottica di investimento di medio-lungo periodo.
Reuters
Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, durante un discorso all'Università del Michigan
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Il dato può sembrare incoraggiante, ma se vediamo gli altri dati inerenti all'economia reale potremmo addirittura confermare il contrario, ossia che l'economia Usa sta per rallentare.
I consumi sono scesi sotto le stime a +1,9% contro il 2,1% pronosticato inizialmente e i dati sulle scorte registrano un aumento. Cosa significa tutto ciò?
Meno consumi e scorte in aumento, significano un rallentamento delle attività delle imprese, imprese che producono oltre le aspettative e sono costrette ad accumulare scorte per via del calo dei consumi. Questo aumento delle scorte, secondo Vincenzo Longo Strategist di Ig Markets, va ad incidere fortemente sulle prospettive per l'industria Usa nei prossimi mesi.
In sostanza, vi è una view macro che non coincide con il dato relativo al Pil. Il problema risiede nel fatto che i mercati sono comunque concentrati sull'evolversi della vicenda Fiscal Cliff, un nodo da sciogliere entro fine anno e che potrebbe essere il market driver di un probabile (statistiche alla mano) rally di fine anno.
Nel frattempo i dati sui sussidi di disoccupazione fanno ben sperare nel brevissimo, un dato che vede un calo di 23k unità che bloccano il totale delle richieste a 393k unità.








