Negli anni Cinquanta gli Stati Uniti volevano bombardare la Luna. Perchè? Per mostrare i muscoli all'Unione Sovietica. La storia, adatta alla sceneggiatura di un film più che ai piani strategici di una superpotenza, viene svelata da alcuni documenti segreti resi pubblici la scorsa settimana e ora consultabili online.
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Gli Usa volevano "bombardare" la Luna
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Il piano A 119 prevedeva il lancio di una testata nucleare sul satellite lunare al solo scopo di far paura a Mosca. Poi qualcuno dalle parti della Nasa rinsavì e chiuse in un cassetto il folle progetto, nato nel 1957 il giorno dopo il lancio in orbita del satellite russo Sputnik, che fece venire i sudori freddi a Washington.
L'idea venne all'Aeronautica americana, ma a distanza di mezzo secolo c'è chi dubita che al tempo gli Stati Uniti avessero a disposizione una tecnologia così sviluppata per far arrivare un missile sulla Luna. Il progetto venne svelato per la prima volta una decina di anni fa dall'ex vice-direttore della Nasa Leonard Reiffel, ma i documenti resi pubblici in questi giorni hanno "riacceso" la storia.
Cosa convinse gli Usa a fare un passo indietro? Le conseguenze disastrose in caso di mancata riuscita del piano. Qualcuno ebbe un "lampo di genio" e capì che contaminare di radioattività la Luna avrebbe potuto causare qualche "problema". E li chiamano scienziati.








