MADRID - Tempi cupi per la Spagna. Chi si aspettava una ripresa in tempi "brevi" per la penisola iberica sarà costretto a rivedere le proprie idee.
Reuters/Francois Lenoir
Angel Gurria, secretary-general of the Organization for Economic Cooperation and Development (OECD), gestures as he addresses a news conference in Brussels March 27, 2012.
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I numeri della crisi - Non vi sono elementi che riescano, anche in misura minima, a preannunciare una timida ripresa dell'economia spagnola. Il dato inerente il Prodotto interno lordo spagnolo per il 2013 parla di un pesante -1.3% che diventa, poi, un -1.4% per il 2014. Si aggiunga l'attuale livello di disoccupazione, che viaggia tranquillamente sopra il 25%: per l'anno prossimo sono previsti 6.4 milioni di disoccupati.
OCSE, il commento - Numeri alla mano, la visita di Angel Gurria a Madrid non poteva essere fonte di dichiarazioni ottimistiche. Il segretario generale dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ha definito come "remote" le possibilità di una immediata ripresa economica. La Spagna necessita di misure drastiche, in un certo qual modo "ad effetto": c'è l'assoluta necessità di recuperare credibilità nell'ambito internazionale e di riconquistare la fiducia dei mercati.
I commenti non sminuiscono, ovviamente, le riforme portate avanti da Rajoy ed il suo Governo ma sottolineano l'estrema necessità di non adagiarsi e continuare su questa strada. Un grande problema, ancora parzialmente irrisolto, è proprio quello del comparto bancario spagnolo e gli avvenimenti europei degli scorsi giorni sembrano proprio puntare alla risoluzione di questa spinosa situazione.








