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Di Dario Saltari | 01.12.2012 14:27 CET

Tutti i proventi derivanti dai nuovi contratti per la concessione dei diritti d'estrazione del petrolio saranno reinvestiti nell'educazione. È la storica decisione del governo brasiliano di Dilma Rousseff.

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"Non esiste futuro migliore per il paese di quello che investe nell'educazione" ha dichiarato il ministro dell'educazione brasiliano, Aloizio Mercandante "solo l'educazione renderà il Brasile una nazione effettivamente sviluppata, dato che l'educazione è il fondamento di tutto lo sviluppo economico futuro".

Le cifre sono di tutto rispetto. Basti pensare che nel 2011 i proventi derivanti dai contratti di estrazione petrolifera sono arrivati alla cifra di 13 miliardi di reales (circa 4,6 miliardi di euro). La cifra, inoltre, è destinata ad aumentare attraverso la continua scoperta di nuovi pozzi petroliferi.

La decisione della Rousseff, tuttavia, non è stata indolore. A sollevare grandi proteste nei confronti della decisione del governo centrale sono stati gli stati federali, in particolare Rio e Espirito Santo. Questi stati, infatti, ricevevano totalmente i proventi dei contratti per l'estrazione del petrolio sul proprio territorio.

La decisione del governo di Brasilia, inoltre, rientra in un piano più grande basato su una legge approvata dal Congresso che obbliga il governo a destinare all'educazione ben il 10% del pil nazionale.

Fonti: El Pais

Dilma Rousseff
(Foto: Reuters / Nacho Doce)
Dilma Rousseff, attuale presidente del Brasile.
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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