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Di Emiliano Ragoni | 02.12.2012 12:14 CET

Vettel si è laureato Campione del Mondo per la terza volta. Un mondiale che si è deciso all'ultima gara e che ha ribadito la bravura del pilota tedesco nonostante, obiettivamente, Alonso disponeva di una macchina decisamente meno performante rispetto alla Red Bull.

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Un duello, quello tra Alonso e Vettel, molto emozionante e contrassegnato da repentini cambimenti di posizione nella classifica mondiale. Sicuramente questo mondiale ha ribadito quanto la Red Bull sia un team all'avanguardia e che non bada a spese, offrendo un ambiente unico nello sport attuale. Ma cosa c'è dietro a questo colosso così atipico?

La Red Bull è un vero e proprio impero economico incentrato e fondato sui ricavi di un'unico prodotto, una bevanda poco conosciuta fino a una quindicina di anni fa. Ambrata, brillante, dolce e gassata, la celebre bibita energetica concepita per stanchi camionisti asiatici, ha iniziato a essere commercializzata in Europa dal geniale Dietrich Mateschitz a partire dall'Austria, e all'inizio dello scorso decennio aveva già provato quasi tutto nel mondo degli sport di fatica ed estremi per emergere commercialmente fra i giovani.

Una bevanda creativa fondata su un marketing portentoso che di fatto ha determinato il successo della bevanda. Oltre il 40 % viene investito in marketing e in Red Bull si punta moltissimo sui testimonial che devono essere giovani e dinamici. In tal proposito non possiamo non citare il "caso" del paracadutista austriaco Felix Baumgartner il quale si è lanciato da quota 39.045 metri diventando il primo uomo a superare la velocità del suono e a toccare una velocità di 1.342,8 chilometri orari.

Un evento seguito in tutto il mondo attraverso tv e internet contribuendo a battere, oltre a quello del salto in caduta libera più alto della storia, un altro record: quello della diretta streaming più vista nella storia di Youtube, con 8 milioni di connessioni. Un'operazione ha richiesto cinque anni di preparativi ed è stata appunto finanziata dalla Red Bull per una cifra intorno ai 50 milioni di euro. Grazie all'evento battezzato, Red Bull Stratos, l'azienda ha ricavato un notevole ritorno d'immagine stimato, per il momento, in 10 milioni di dollari. L'evento, quindi, già di per sé storico, è perfettamente coerente coi valori del brand: Red Bull è l'energy drink che ti mette le ali e associa la sua immagine a prestazioni sportive estreme e spettacolari. 

Anche in Formula 1 quella della scuderia Red Bull è stata una vera e propria epopea del successo, anche se all'inizio le difficoltà non sono di certo mancate. In principio l'operazione poteva quasi essere derisa e per diverso tempo non è stata temuta dai big. Non poteva essere presa sul serio da subito perché a fine 2004 avevano rilevato per un solo dollaro la Jaguar, a sua volte nata dalle ceneri della non troppo fortunata Stewart Grand Prix. Un team decisamente non di livello, salito solo sul gradino più basso del podio una volta con Barrichello nel 1999, sotto la guida del grande Jackie, e due volte con Irvine, nel 2001 e nel 2002, con l'effige del costruttore di berline sportive.  

Da sempre motorizzate Cosworth le monoposto di Milton Keynes con i colori Red Bull hanno corso la prima stagione nel 2005 con gli stessi propulsori facendo alternare Coulthard, Klien e Liuzzi: un'annata chiusa settima fra i costruttori, dove però grazie all'inglese proveniente dalla McLaren riesce a strappare un quarto posto all'esordio e in un'altra gara. 

Nel 2006 Christian Horner decide di puntare ancora su Coulthard e rifà completamente la macchina: la RB2 motorizzata Ferrari colleziona 12 ritiri contro 8 dell'anno precedente, nonostante una gara in meno, sedici i punti portati a casa. Contemportanemanente le vecchie monoposto RB1 diventano la prima scelta a Faenza e la scuderia appena acquistata da Minardi incassa un solo punto con un ottavo di Liuzzi. Decisamente deludente. 

La terza stagione va un pochino meglio: non c'è più il gap delle gomme Michelin e la scuderia di Milton Keynes finisce quinta nei costruttori, ancora con Coulthard come prima guida, ma è Mark Webber che riporta il team sul terzo gradino del podio. A Faenza, Franz Toast adotta i motori Ferrari e affianca a Tonio ancora Scott Speed: dopo sette ritiri in dieci gare congeda l'americano e fa l'assunzione più importante della sua vita: Sebastian Vettel.

Con il gran premio d'Ungheria 2007 Sebastian Vettel diventa titolare e Toro Rosso chiude settima fra i costruttori. Nel 2008 avviene la grande svolta per tutta la Formula 1: nell'anno della consacrazione di Hamilton e della grande occasione mancata di Massa, scompaiono gli italiani da Faenza a favore di Vettel, promosso a prima guida, e Bourdais.

Il francese con la STR2B e la STR3 andrà solo due volte a punti mentre il giovanissimo tedesco ci riesce otto volte più una vittoria a Monza. Per un bottino totale di 39 punti nei costruttori, che fanno davvero invidia ai cugini di Milton Keynes i quali, nonostante i riconfermati Coulthard e Webber, non riescono a metterne assieme più di 29. 

Diventa quindi inevitabile la promozione in prima squadra per Vettel. Inizia in Australia con un incidente contro Kubica ma in Cina regala la prima pole e la prima vittoria alla Red Bull. Nel 2009 vincerà altre tre volte e schizzerà agli onori delle cronache per il secondo posto nel mondiale piloti. In Inghilterra i piloti sono ancora Vettel e Webber, mentre a Faenza a metà del 2009 Bourdais è stato sostituito da Alguersuari e il posto di Vettel è stato occupato per tre stagioni da Buemi.  

Anche grazie a  Newey e alle continue evoluzioni progettuali della RB, la scuderia inglese vince tre Campionati del Mondo Piloti e tre Campionati del Mondo Costruttori: 2010, 2011, 2012. Un successo non casuale, pianificato nei minimi dettagli, e che ha potuto contare su una notevole base economica.

 

[Via: Sole24Ore]

Vettel
(Foto: Reuters / )
Sebastian Vettel a bordo della Red Bull
This article is copyrighted by International Business Times.
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