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Di Claudio Forleo | 03.12.2012 15:30 CET

Segnatevi questo nome: Rosario Cattafi. Ufficialmente avvocato, originario di Barcellona Pozzo di Gotto, Cattafi potrebbe diventare una pedina fondamentale dell'inchiesta sulla trattativa fra Stato e Cosa Nostra.

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Interrogato dai giudici di Palermo che stanno processando Mario Mori, ex generale del Ros dei Carabinieri imputato per la mancata cattura nel 1995 di Bernardo Provenzano e su cui pende la richiesta di rinvio a giudizio anche per l'indagine sulla trattativa, Cattafi ha rilasciato dichiarazioni molto pesanti su Francesco Di Maggio, all'epoca dei fatti (1993) numero due del Dap (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria). Di Maggio è scomparso nel 1996.

 "Tra il maggio e il giugno del 1993 incontrai Francesco Di Maggio in un bar di Messina. Mi fece chiamare dai Carabinieri nell'abitazione di mia madre a Messina. Il dottor Di Maggio era già seduto al bar che mi aspettava. Dopo i convenevoli di rito, mi disse che mi doveva parlare di Salvatore Cuscunà. Mi disse che lavorava da poco al Dap e che aveva intenzione di contattare Nitto Santapaola perchè da sue informazioni precedenti era quello più 'malleabile' per vedere di frenare l'attacco della mafia. Pensò che l'unica possibilità fosse quella di Cuscunà" ha dichiarato Cattafi, considerato un anello di congiunzione tra apparati dello Stato e la Cupola siciliana. Santapaola è il boss della mafia catanese finito in carcere pochi mesi prima. "Prometti qualunque cosa all'avvocato, digli che sono disposto a tutto per fermare le stragi" avrebbe detto Di Maggio a Cattafi, secondo la testimonianza resa a Palermo.

Cattafi si è poi soffermato su un altro passaggio. "Incontrai Cuscunà (altro esponente della mafia catanese, ndr) a San Vittore nel gennaio 1994. Gli parlai della possibilità di fare da tramite con Nitto Santapaola per fare fermare le stragi in cambio di benefici. Gli parlai anche della dissociazione. Cuscunà in un primo momento mi voleva aggredire poi invece mi ascoltò. Ma quando gli parlai delle stragi mafiose mi disse di non saperne nulla. Io continuai e gli dissi di contattare Santapaola. Lui non mi disse né si né no".

Di Maggio diventa vicecapo del Dap nel giugno 1993. Cattafi fa risalire la richiesta al "maggio-giugno" di quell'anno. Pochi mesi più tardi, nel novembre 1993, il ministro della Giustizia Conso non rinnova il 41 bis (il carcere duro) a centinaia di mafiosi.

Trattativa Stato - Mafia
(Foto: http://www.flickr.com/photos/v / )
Il pentito accusa Di Maggio, numero 2 del Dap nel 1993
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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