Si è aperta oggi l'udienza davanti alla Corte Costituzionale chiamata a decidere sul conflitto d'attribuzione sollevato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nei confronti della Procura di Palermo che indaga sulla trattativa fra lo Stato e Cosa Nostra. Un ricorso senza precedenti nella storia del nostro Paese.
reuters
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano
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Il Capo dello Stato contesta l'operato dei magistrati siciliani, colpevoli a suo dire di non aver distrutto immediatamente le intercettazioni tra lui e Nicola Mancino, imputato per falsa testimonianza nel procedimento di Palermo. Napolitano contesta l'incontestabile. E' vero che il Presidente della Repubblica non può essere intercettato, ma l'utenza sotto controllo era quella di Mancino, non la sua. Inoltre la legge è molto chiara: spetta al giudice e non ai pubblici ministeri disporre la distruzione delle intercettazioni.
Intanto il Giudice per le Udienze Preliminari del Tribunale di Palermo, Piergiorgio Morosini, ha rigettato le eccezioni di competenza territoriale presentate da Calogero Mannino (imputato per attentato a corpo politico dello Stato) e dal già citato Mancino. I due volevano essere giudicati dal Tribunale di Roma o da quello dei Ministri.
Un altro degli imputati nel procedimento di Palermo, il boss Bernardo Provenzano, è stato ricoverato d'urgenza all'ospedale civile di Parma, città in cui è detenuto. "Binnu" era già stato ricoverato lo scorso mese e da allora i legali e la famiglia del boss hanno a più riprese denunciato le gravi condizioni di salute in cui versa (colpito da una recidiva del tumore alla prostata di cui soffrì quando già era latitante).








