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Di David Pascucci | 04.12.2012 14:18 CET

Ciò che serve meno alle banche in questo momento è proprio un approccio high-risk, ossia il trading proprietario. Si abbandona così il trading e si fa spazio all'asset management, spinti sempre più dai financial regulators a diminuire il rischio. Le banche che quindi preferiscono ampliare il settore asset management sono proprio le più importanti dell'industria: UBS, JpMorgan, Deutsche Bank, Goldman Sachs e Wells Fargo

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Minor Rischio - Ralph Schlosstein, Ceo di Evercore Partners, boutique finanziaria di New York, ha parlato dell'asset management come un business spietato. L'asset manager prende commissioni in base al capitale raccolto senza rischiare nulla. In sostanza si vuole dire che l'asset manager può anche raccogliere capitali, prendere più commissioni senza rischiare nulla. Il vero problema dell'asset manager è il rendimento del proprio portafoglio: più il manager riuscirà a "vederci lungo", più capitali potrà attrarre al suo cospetto alimentando la componente variabile del suo stipendio. 

Le banche fanno così money management, spostano il loro business dal più rischioso al meno rischioso per via della crisi, eliminando così quella componente di azzardo morale che spingeva i desk di prop trading a spingersi oltre le proprie capacità

Esempi recenti - L'esempio lampante di come il trading proprietario delle banche può risultare "dannoso" è dato da esempi come Jerome Kerviel, trader di Societè Generale reo di aver perso circa 5 miliardi di euro con un'esposizione del nozionale pari a 50 miliardi di euro, fino ad arrivare al più recente Kweku Adoboli, responsabile di una perdita da 2 miliardi di dollari ai danni di Ubs. 

Fonte: Bloomberg, IBTimes Italia

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(Foto: Reuters / )
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