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Di Claudio Forleo | 05.12.2012 16:43 CET

La legge Calderoli che ha modificato il nostro sistema elettorale compie sette anni a fine mese. Venne votata nel dicembre 2005 dall'allora maggioranza di centrodestra, perchè l'uscente governo Berlusconi voleva mettere i bastoni fra le ruote al "subentrante" Romano Prodi (i sondaggi gli davano 15 punti di vantaggio, poi fu un sostanziale pareggio).

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Da allora si sono succeduti tre governi: Prodi era talmente occupato a rendere solida la famigerata "stampella" dei senatori a vita che non aveva tempo di rispettare le promesse. Poi è tornato (terzo giro sulla giostra) Silvio Berlusconi. E nell'era dei tecnici la legge elettorale è tornata sulla bocca di tutti. Le "ricette" si sono sprecate, come le 'bozze': Violante, Malan, D'Alimonte e, dulcis in fundo, Calderoli.

Il premio di maggioranza da assegnare alla coalizione vincente ha seguito un saliscendi continuo, neanche fosse lo spread. Chiacchiere, annunci, intese vicine. Persino il Presidente della Repubblica, silente su altre questioni, si è preso un impegno: un monito a settimana chiedendo ai partiti di riformare questa benedetta "porcata".

Ora in Parlamento la strana maggioranza che regge il governo Monti sembra stia giocando a far passare il tempo. Il Pdl viene accusato da Bersani di cambiare continuamente idea. Ma non è che si sia capito che riforma preferisca il partito guidato dal vincitore delle primarie. Il risultato è uno stallo, tra inutili accuse reciproche. Ma perchè il Porcellum è così attraente per i partiti della Seconda Repubblica?

Tutti a parole sostengono di voler reintrodurre le preferenze, vale a dire la possibilità per l'elettore di esprimere una scelta su un candidato. La legge Calderoli è incentrata sulle cosiddette liste bloccate. Sono i partiti a decidere chi siede in Parlamento, non i cittadini. Ovvio che gli attuali parlamentari, co-responsabili del disastro in cui versa il Paese, abbiano paura di confrontarsi con l'elettorato. Meglio evitare il rischio.

In casa Pd il Porcellum al momento sarebbe la soluzione ideale. La legge prevede un premio di maggioranza alla Camera di 340 seggi per la coalizione che ottiene la maggioranza relativa dei voti. Al Senato il premio di maggioranza (55% dei seggi) è garantito su base regionale. Bersani e Vendola avrebbero praticamente la vittoria in tasca. Nel Pdl a tirare le fila è sempre il Cavaliere, impuntatosi sulla voglia di confermare le liste bloccate. Sarebbe lui a decidere ancora una volta tutto. L'unica speranza per chi vuole "rottamarlo" è un colpo di reni da parte degli ex An che volevano puntare su Alfano alle primarie. Ma disarcionare Berlusconi dalla guida del centrodestra è impresa improba. Come disfarsi del "Porcellum".

"Dalle mie parti l'8 dicembre, giorno dell'Immacolata, ammazzano il maiale. Qui il Porcellum vedrete che resisterà. Non solo vedrà Natale ma pure le uova di Pasqua". L'ha detto Calderoli.

Legge elettorale
(Foto: Reuters / Reuters)
Nessuno vuole realmente modificare il "Porcellum"
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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