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Di Sara Rotondi | 05.12.2012 16:29 CET

Sabelli e Vietti rispondono a Ingroia."La Corte Costituzionale è una massima istituzione della Repubblica e la sua autorevolezza e indipendenza non possono essere messe in discussione da nessuno. In particolare, non lo può fare chi ricopre incarichi pubblici". Lapidario il commento del  vicepresidente del Csm, Michele Vietti, in merito alle parole dell'ex procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia che dal Guatemala ha affermato che la sentenza emessa dalla Consulta sulle intercettazioni del Capo dello Stato e l'ex ministro dell'Interno Nicola Mancino nell'ambito dell'indagine sulla trattativa Stato-mafia  è stata "una sentenza politica e un brusco arretramento rispetto al pricipio di uguaglianza e all'equilibrio fra i poteri dello Stato".

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Attacco questo mal digerito da Vietti: "Qualche volta le parole sono fuorvianti, qui si parla di conflitto, in realtà non si vuole far riferimento a un contrasto, ma semplicemente a un'azione di regolamento dei confini tra poteri dello Stato".  Al conflitto, ha aggiunto Vietti, nel tempo "hanno fatto ricorso molto autorità, anche la magistratura, ma questo non significa indebolire o appannare l'immagine delle istituzioni, semmai rafforzarla".

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Sulle dichiarazioni di Ingroia, interviene anche il presidente dell'Anm Rodolfo Sabelli:  "Non si può assolutamente parlare di decisione politica, né intendere i conflitti come contrapposizioni tra poteri dello Stato". "Attribuire a una decisione del massimo organo di garanzia costituzionale un significato politico - ha dichiarato Sabelli - è assolutamente impossibile e del tutto fuori luogo. La Corte Costituzionale, per autorevolezza e indipendenza, dà ogni garanzia".

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L'amarezza di Ingroia: "Non credo ci siano le condizioni per accertare la verità sulle stragi"
(Foto: www.generazionezero.org / )
Il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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