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Di Claudio Forleo | 05.12.2012 19:38 CET

 

Il blitz operato due giorni fa dagli agenti coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Genova (15 arresti, indagati anche tre ex sindaci del Pdl) sorprendono un'opinione pubblica disattenta, soprattutto quando si parla di 'ndrangheta e delle sue inflitrazioni nel Nord Italia.

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La piccola Liguria negli ultimi due anni ha visto sciogliere per inflitrazioni mafiose ben due amministrazioni comunali (Ventimiglia e Bordighera), ma il radicamento dei boss calabresi in questa ricca terra risale agli anni Sessanta. A "favorirla" agli occhi delle 'ndrine alcune caratteristiche: soprattutto le sue attività turistiche, terreno ideale per riciclare denaro sporco investendolo nel settore costruzioni. "La Liguria si conferma territorio di elezione di diverse forme di criminalità organizzata e, tra queste, assumono particolare rilievo le presenze di sodalizi riconducibili alla 'ndrangheta" scriveva appena due anni fa la Dia in un rapporto inviato al Viminale.

Dal 1990 al 2005 il territorio non cementificato della Regione si è ridotto della metà. Le alluvioni che hanno colpito le Cinque Terre e la città di Genova negli ultimi due anni non sono un caso. Il dissesto idrogeologico va di pari passo con la speculazione edilizia alimentata dal fiume di denaro di dubbia provenienza che ha travolto molte attività economiche della regione. E non è un caso che due fra le principali inchieste della magistratura italiana degli ultimi anni (Crimine e Minotauro)abbiano colpito la 'ndrangheta nelle vicine Lombardia e Piemonte, che assieme alla Liguria formano un triangolo in cui gli interessi dei clan sono enormi.

Ma la Liguria gode di un occhio di riguardo anche per la sua collocazione geografica. La criminalità organizzata calabrese è la principale mafia europea attiva nel traffico degli stupefacenti. Il confine con la Francia (Ventimiglia)è a due passi, uno snodo fondamentale per gli affari della 'ndrangheta. E anche in questo caso non sorprende che  proprio dietro l'angolo, in Costa Azzurra, fu arrestato un certo Paolo De Stefano (morirà nel 1985 nella seconda guerra di 'ndrangheta), forse l'uomo della svolta nella storia della criminalità organizzata calabrese, il fautore del passaggio da parente povera di Cosa Nostra a mafia più ricca del ventunesimo secolo grazie ai legami con la massoneria.

L'inchiesta "La Svolta" che lunedì ha visto finire in manette Giuseppe Marcianò, considerato dagli inquirenti il boss di Imperia e Ventimiglia, ha confermato anche il legame con la politica e con le istituzioni, tanto che il clan poteva contare sull'appoggio di un giudice e di un esponente di spicco delle forze dell'ordine. Il boss in un'intercettazione tira in ballo anche l'ex ministro dell'Interno Claudio Scajola (non indagato), che ad Imperia coltiva da sempre il suo feudo elettorale. Marcianò se la prende al telefono con tutti quei politici (compreso Scajola) che, dopo l'attenzione mediatica posta sulle inchieste della magistratura in merito agli interessi della 'ndrangheta in Liguria, non si farebbero più vedere nei locali di proprietà del clan.

"Ndrangheta, blitz tra Calabria e Lombardia, arrestato giudice.
(Foto: Reuters / Paolo Bona)
"Ndrangheta, blitz tra Calabria e Lombardia, arrestato giudice.
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia citata la fonte
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