85 casi di morte prematura all'anno. Sono questi i dati allarmanti emersi da uno studio realizzato da Greenpeace in merito all'impatto sanitario del progetto di conversione del sito di Porto Tolle in centrale a carbone presentato da Enel
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La nuova centrale a ciclo combinato alimentata a idrogeno dell'Enel SpA è rappresentata all'interno dello stabilimento Andrea Palladio Fusina a Venezia 12 luglio, 2010
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La ricerca, eseguita utilizzando un modello scientificamente validato dell'Università di Stoccarda (Ecosense Web) e tarato sulle condizioni specifiche del sito di Porto Tolle, effettua previsioni per le ricadute sanitarie di una centrale a carbone nel Parco del Delta del Po. Dai risultati emergono ripercussioni ancora più nefaste rispetto a quanto stimato nello studio commissionato alcuni mesi fa da Greenpeace all'istituto di ricerca olandese SOMO che aveva utilizzato parametri dell'Agenzia Europea per l'Ambiente.
Nel documento rilasciato da Greenpeace si legge: "Tenuto conto che il risultato del rapporto SOMO di 62 casi di morte prematura all'anno era riferito a un funzionamento di 7.500 ore l'anno, il che corrisponde a circa 54 casi/anno se riferito a 6.500 ore di funzionamento, l'impatto calcolato con EcoSenseWeb sarebbe di circa il 57% in più rispetto a quanto prevede il modello di valutazione dei costi esterni adottato dal rapporto EEA come elaborato dal rapporto SOMO"
Lo studio di Greenpeace pone come alternativa al carbone la conversione a gas dell'impianto. Secondo i dati emersi nel rapporto, a parità di energia prodotta, l'impianto a carbone presenterebbe costi due volte e mezzo superiori rispetto a quello a gas. Inoltre se si focalizza l'attenzione sui danni da inquinamento, il carbone presenta un impatto di 5,5 volte superiore a quello del gas. Infine, in termini di mortalità prematura, l'impatto del carbone è 6,9 volte maggiore rispetto al gas.
Dopo aver ricordato i dati emersi nello studio, Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace italia, ha commentato: "Va sottolineato come la mortalità in eccesso è effetto dell'emissione e, soprattutto, della formazione di polveri sottili (PM 2.5) e dei picchi di ozono, fattori entrambi connessi agli inquinanti prodotti dalla centrale. In Pianura Padana la concentrazione di PM 2.5 è già critica e una centrale a carbone darebbe un ulteriore contributo negativo. Questo è un motivo di grande allarme ambientale e sanitario che chiediamo venga tenuto in debito conto nel processo di valutazione ambientale".
Greenpeace ha già consegnato i risultati dello studio al Ministero dell'Ambiente che lo scorso 30 novembre ha riaperto la procedura di Valutazione d'impatto ambientale per la conversione a carbone della centrale Enel di Porto Tolle.
Fonte: Greenpeace
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