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Di Claudio Forleo | 07.12.2012 11:29 CET

Il Cavaliere questa volta non ha tirato fuori dal cilindro nessun 'predellino', niente "miracoli" in salsa italica. E' riuscito a ripetere che deve salvare il Paese dal solito pericolo "comunista", tutto qui. Forse persino Bondi ha sorriso immaginandosi Bersani e Vendola con falce e martello.

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Il Cavaliere ha 'bruciato' Alfano con la storia delle primarie, a cui il segretario aveva affidato speranze e sogni, ma il Capo aveva già pronunciato la sentenza sull'ex ministro: non ha il quid. Lui ha provato a farsi "rispettare", ma ancora una volta chi ha intrapreso un braccio di ferro con Berlusconi è uscito sconfitto. Da vent'anni quello che si fa chiamare centrodestra è roba sua.

Ha iniziato nel 1994, con la sua prima "discesa in campo".  Ma di volta in volta le repliche sono diventate sempre meno interessanti, anche agli occhi dell'italiano che ama l'uomo che dice di essersi "fatto da solo", l'uomo "forte". La Seconda Repubblica si aprì con le promesse: "un milione di posti di lavoro",  "farò diventare l'Italia come le mie aziende, come il Milan" (e su questo non ha disatteso, vista la posizione in classifica dei rossoneri). Nel 2001 dopo essere stato resuscitato politicamente dal suo più fedele alleato (il centrosinistra di Massimo D'Alema) si è ripreso il Paese inviando in milioni di case il fotoromanzo della sua vita: "Una storia italiana". L'apice della sua 'carriera'.

Trascorsi cinque anni a sfuggire dai processi (a suon di leggi che hanno picconato dalle fondamenta la Giustizia, già messa male di suo) e dalle domande dei giornalisti, dell'opinione pubblica italiana e internazionale, sembrava fosse definitivamente finito, almeno politicamente. Dopo due anni di governo Prodi, durante i quali ripeteva ogni dieci minuti che quando voleva poteva dargli la "spallata" per farlo cadere, è stato nuovamente resuscitato da un altro suo fedele alleato: l'altro centrosinistra, quello guidato da Walter Veltroni, alter ego "dell'amico Massimo".

E mentre gli alleati di una vita (Casini prima, Fini dopo) lo stavano abbandonando, lui rovesciò il tavolo e si inventò il Pdl, riportando all'ovile per un paio di anni l'attuale Presidente della Camera. Nel 2008, alla quinta candidatura, il terzo trionfo. Una maggioranza "bulgara" che si è fatta esigua man mano che gli scandali lo travolgevano, lui continuava a negare la crisi e il suo partito assomigliava al Titanic che si inabissa.

Ora la quinta replica del 1994. Gli "chiedono" di candidarsi per salvare il Paese, per fare ciò che non ha fatto in 18 anni di politica, di cui più della metà passati a governare. Pare che lancerà Forza Italia 2.0, curioso per uno che quando parla di Google pronuncia "Gogol". I sondaggi danno il Pdl al 15-18%. Da qui a marzo guadagnerà qualcosa, perchè "Berlusconi è il più grande piazzista del mondo" (copyright Indro Montanelli) e conosce la pancia degli italiani. Ma se Bersani non seguirà le orme dei predecessori, quelle del "tafazzismo", allora questa rischia di essere l'ultima replica del Cavaliere. In assoluto la più triste.

Silvio Berlusconi: Ad Arcore niente sesso con Ruby
(Foto: Reuters / Tony Gentile)
L'ex premier si difende contro le accuse di concussione e di prostituzione minorile.
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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